Collatio 3-12-2018

Giuda 1-7

Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo, a coloro che sono prediletti, amati in Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo, a voi siano date in abbondanza misericordia, pace e carità.

Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi riguardo alla nostra comune salvezza, sono stato costretto a farlo per esortarvi a combattere per la fede, che fu trasmessa ai santi una volta per sempre. Si sono infiltrati infatti in mezzo a voi alcuni individui, per i quali già da tempo sta scritta questa condanna, perché empi, che stravolgono la grazia del nostro Dio in dissolutezze e rinnegano il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo. A voi, che conoscete tutte queste cose, voglio ricordare che il Signore, dopo aver liberato il popolo dalla terra d’Egitto, fece poi morire quelli che non vollero credere e tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del grande giorno, gli angeli che non conservarono il loro grado ma abbandonarono la propria dimora. Così Sòdoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno.

Iniziare un nuovo testo porta sempre con sé un insieme di curiosità e fatica. La brevissima lettera di Giuda ci accompagnerà per soli quattro giorni (25 versetti in tutto!), e queste renderà il nostro adattamento ancora più arduo, anche perché dovremo fare i conti con un linguaggio e con categorie forse molto lontane da noi. Ma vale la pena di provarci. Almeno cogliendo quello che può illuminarci e sostenere o interrogare positivamente la nostra fede.
Per prima cosa Giuda si presenta nel modo più radicale: “servo di Gesù Cristo”. È stato afferrato e appartiene a Gesù, e tutto ciò che fa, anche questa lettera, è per servire Lui. È anche fratello di Giacomo (cfr. Mc 6,3!) e si rivolge a tutti i cristiani designandoli come i “chiamati” (prediletti), “amati” in Dio e “custoditi” per Gesù. Tutta la vita cristiana è riassunta in queste tre parole: è la risposta ad una chiamata di Dio che ha per oggetto il suo amore e come fine la partecipazione alla salvezza in Gesù. Per questo Giuda chiede per le comunità alle quali si rivolge, e che attraversano una grande prova, la misericordia, la pace e l’amore. Il motivo della lettera è dichiarato fin da subito: Giuda avrebbe voluto approfondire con loro la “nostra comune salvezza”, cioè il dono di Dio in Gesù, ma deve occuparsi di una emergenza. Giuda è preoccupato per la fede dei suoi destinatari, che è la verità che Dio ha rivelato in modo definitivo in Gesù e consegnato ai suoi discepoli, chiamati alla santità: ora si tratta di combattere per essa, perché ci sono alcuni che si sono “infiltrati” e stravolgono la grazia di Dio. L’importanza di ciò che i cristiani hanno ricevuto in consegna è così decisiva che non possono accettare di farselo portare via. Vengono in mente le parole di Papa Francesco in EG: “non lasciamoci rubare la speranza!” (n. 86); “non lasciamoci rubare la comunità!” (n. 92); “non lasciamoci rubare il Vangelo!” (n. 97); “non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno!” (n. 101). Questi personaggi, empi maestri di dottrine false e dai comportamenti contrari al vangelo, saranno descritti dalla lettera in modo efficace e tagliente, con grande durezza. Ne va della fede dei cristiani. Forse potremmo ascoltare la descrizione di questa “infiltrazione” di falsi maestri nella comunità, come una descrizione di quell’inganno che può infiltrarsi in noi, nel nostro cuore, e falsificare la nostra appartenenza a Gesù. In fondo è proprio questo che viene minato: l’unica signoria di Gesù nella nostra vita. “Rinnegano il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo”. Qui la lettera ci presenta tre “memorie” bibliche: il popolo d’Israele che liberato dalla schiavitù di Egitto rinnega la sua fede, gli angeli decaduti che abbandonano la loro condizione celeste (Gen 6,1-4), Sodoma e Gomorra che pervertono la loro umanità. Sono tre celebri esempi di in cui Israele, gli angeli, le genti tradiscono la loro vocazione: l’elezione, il servizio celeste, la propria umanità. Così è per i falsi maestri, dei quali la lettera continuerà la descrizione.
Una nota finale su Sodoma e Gomorra, ricordate qui per la loro immoralità e i “vizi contro natura”: per la bibbia la relazione sessuale tra persone dello stesso genere non investe il tema affettivo, ma del potere. Nel mondo antico era il modo con cui i vincitori umiliavano gli sconfitti, dimostrando la loro supremazia. Per la nostra cultura e sensibilità il tema dell’omosessualità è affatto diverso, è una questione di orientamento affettivo. È interessante notare come, andando a ripercorrere il famoso testo di Genesi (19,4-25), la questione è della sopraffazione che gli abitanti di Sodoma intendono perpetrare nei confronti degli ospiti di Lot. Si potrebbe dire che il peccato di Sodoma (da cui la “sodomia”!!) non è di per sé l’omosessualità, ma la violazione dei doveri sacri di ospitalità nei confronti dello straniero. Anche qui potremmo dire che il tradimento della propria umanità e il “vizio contro natura” è esattamente questo: volere ridurre l’altro a cosa, a oggetto da dominare, soprattutto approfittandosi della sua condizione indifesa o di particolare esposizione (lo straniero). Qui si potrebbero dire molte cose a proposito di quello che stiamo vivendo in questo tempo nel nostro paese e allo stravolgimento di quel dovere naturale fondamentale che è l’accoglienza dello straniero!