Collatio 11-2-2019

Isaia 16,1-5

Mandate l’agnello al signore della regione,
da Sela del deserto al monte della figlia di Sion.
Come un uccello fuggitivo, come una nidiata dispersa
saranno le figlie di Moab ai guadi dell’Arnon.

Dacci un consiglio, prendi una decisione!
Rendi come la notte la tua ombra in pieno mezzogiorno;
nascondi i dispersi, non tradire i fuggiaschi.
Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab;
sii loro rifugio di fronte al devastatore.
Quando sarà estinto il tiranno e finita la devastazione,
scomparso il distruttore della regione,
allora sarà stabilito un trono sulla mansuetudine,
vi siederà con tutta fedeltà, nella tenda di Davide,
un giudice sollecito del diritto e pronto alla giustizia.

Il consiglio del profeta ai fuggitivi di Moab braccati dal leone (cfr. 15,9) è di portare in offerta un agnello (che bella contrapposizione!) al “monte della figlia di Sion”, Gerusalemme, per chiedere rifugio e protezione. I superstiti fuggiaschi, ai confini del paese (“i guadi dell’Arnon”), sono fragili e indifesi come una nidiata dispersa. Il profeta si rende portavoce di questi profughi stranieri perché trovino rifugio in Israele e con una immagine meravigliosa chiede a Gerusalemme di rendere “come notte la tua ombra in pieno di mezzogiorno” per nascondere i dispersi e non tradire i fuggiaschi di Moab. Gerusalemme dovrà essere protezione materna che dissimula la presenza dei perseguitati stranieri, avvolgendoli di un’ombra così fitta che li renda irriconoscibili ai persecutori, e con la fantasia miracolosa di “una notte in pieno mezzogiorno”. Un po’ come nel secolo scorso fecero tanti “giusti tra le nazioni”, rischiando la propria vita per proteggere gli ebrei, vittime delle leggi razziali, dissimulando e ingannando le istituzioni che li perseguitavano pur di salvarne qualcuno. È la creatività e il coraggio dell’amore materno, ancor più grande quando si estende anche ai figli non propri, che trasforma se stesso per accogliere e proteggere. Questo buio a mezzogiorno che protegge un popolo di fuggiaschi ci fa venire in mente l’esodo, e Israele nel deserto protetto dalla nube di Dio, che si fa ombra e protezione durante il cammino (cfr. Salmo 105,39). Gerusalemme deve ora diventare per i profughi di Moab quello che il Signore fu per Israele nel deserto, in fuga dagli Egiziani: un’ombra, una nube che protegge. “Siano tuoi ospiti i dispersi di Moab; sii loro rifugio di fronte al devastatore!”: questo invito del profeta risuona anche a noi oggi in modo così attuale e vivo! Il tiranno e la devastazione non saranno per sempre, il Signore stesso porrà un limite. Ma se in questo tempo di prova e di distruzione Gerusalemme avrà mostrato pietà e accoglienza nei confronti dei “profughi” (così traduce Girolamo in latino…) allora il Signore renderà stabile il suo trono “sulla mansuetudine”, nella fedeltà, nel diritto e nella giustizia. La forza di Gerusalemme verrà dalla sua capacità di accoglienza, di essere protezione per altri come il Signore lo è stato per lei.

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