Collatio 20-7-2019

Giovanni 3,9-15

Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose?

In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Il vecchio Nicodemo, che non può credere di poter rientrare nel grembo di sua madre e rinascere, sembra del tutto impreparato anche di fronte alle parole di Gesù sull’essere rigenerati dallo Spirito: “come può accadere questo?”. Anche la giovane Maria dello sconosciuto villaggio di Nazareth davanti alla chiamata ad essere madre del “Figlio dell’Altissimo”, si chiede “come avverrà questo?”, ma è allora che riceve dall’angelo la parola sulla generazione per opera dello Spirito e così risponde, come di chi “è nato dallo Spirito”, “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga a me secondo la tua parola!”. Il maestro d’Israele Nicodemo invece, come fa notare Gesù, si trova del tutto disarmato davanti alla necessità di essere rigenerati dallo Spirito, e non comprende. Eppure le Scritture l’avevano insegnato e annunciato (Sap 8,21-9,18; Ez 36,25-27). Per la terza volta (come ai vv. 3 e 5) Gesù ripete la sua solenne dichiarazione: “Amen, amen io ti dico”. La forza della testimonianza di Gesù e delle sue parole si fonda su questo “Amen”: non ha parole sue, o teorie o progetti; ha da ripetere l’amen, l’adesione piena e filiale alla volontà e all’opera del Padre: “Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu “sì” e “no”, ma in lui c’è stato il “sì”. E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute “sì”. Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria” (2Cor 1,19-20). Gesù non è come il maestro Nicodemo che insegna ciò che ha studiato, ma condivide un’esperienza, la sua esperienza del “seno del Padre” (1,18), dove “rimane”: “vieni e vedi” (cfr. 1,38-39!)! E così a partire da Giovanni Battista, che testimonia quel che ha visto, così anche i discepoli, invitati a sperimentare con Gesù la vita nuova generata dallo Spirito, testimonieranno ciò che hanno veduto (cfr. 19,35 e 21,24!). “Ma voi non accogliete la nostra testimonianza!”. Fin dal principio è stato detto (1,10-11): c’è una misteriosa resistenza alla luce, c’è una difficoltà ad aprirsi alla fede in Gesù, c’è un rifiuto. Nicodemo fatica ad accogliere da parte di Gesù ciò che già dovrebbe conoscere dalle Scritture, e come potrà credere all’annunzio che proprio in Lui, Gesù, il Figlio dell’uomo futuro riempito di tutta la potenza di Dio (cfr. Dn 3,13-14), si realizza il dono celeste dello Spirito che ci rigenera, che Lui è il Verbo disceso dal cielo nella carne della sua umanità, e dona a noi ciò che nessun uomo può giungere a conquistare con la sua sapienza, con i suoi meriti, con la sua forza? Il Figlio dell’uomo sarà innalzato, sarà posto in alto (cfr. Nm 21,8s), nel misterioso svuotamento glorioso della croce, perché tutti possano contemplarlo e, credendo in Lui, partecipare al dono della vita insopprimibile e sovrabbondante di Dio. Ecco le cose del cielo, quelle che nessuno “salendo” può arrivare a prendere: che l’amore di Dio in Gesù “discende” e che sulla croce è “innalzato”.