Collatio 14-2-2020

Isaia 51,4-8

Ascoltatemi attenti, o mio popolo;
o mia nazione, porgetemi l’orecchio.
Poiché da me uscirà la legge,
porrò il mio diritto come luce dei popoli.

La mia giustizia è vicina,
si manifesterà la mia salvezza;
le mie braccia governeranno i popoli.
In me spereranno le isole,
avranno fiducia nel mio braccio.

Alzate al cielo i vostri occhi
e guardate la terra di sotto,
poiché i cieli si dissolveranno come fumo,
la terra si logorerà come un vestito
e i suoi abitanti moriranno come larve.
Ma la mia salvezza durerà per sempre,
la mia giustizia non verrà distrutta.

Ascoltatemi, esperti della giustizia,
popolo che porti nel cuore la mia legge.
Non temete l’insulto degli uomini,
non vi spaventate per i loro scherni;

poiché le tarme li roderanno come una veste
e la tignola li roderà come lana,
ma la mia giustizia durerà per sempre,
la mia salvezza di generazione in generazione.

Il compito che era stato affidato a Israele di portare il diritto sulla terra alle isole che attendono ed essere luce delle nazioni (cfr. 42,1.4.6!) viene ora preso in mano dal Signore stesso: “da me uscirà la legge, porrò il mio diritto come luce dei popoli”. Il popolo di Dio, ostinato e ribelle, ha disatteso la missione di portare la giustizia di Dio nel mondo con ostinata mitezza (42,2-3), perché ha continuato a considerarsi lui stesso abbandonato e in debito di giustizia da parte di Dio (41,27), perdendo la sua confidenza in Lui; si è disinteressato del suo invito ad uscire da Babilonia, si è affidato agli idoli. Solo il profeta-servo ha accolto l’invito di Dio ed è divenuto testimone inascoltato, scomodo e perseguitato del suo amore fedele. Ma il Signore non si rassegna, continua a rivolgere a Israele una parola di promessa, che è al tempo stesso la decisione di non lasciarsi fermare dall’infedeltà e dalla durezza del suo popolo, realizzando Lui stesso per tutti i popoli quella giustizia e quella salvezza che i poveri del mondo attendono: “La mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvezza; le mie braccia governeranno i popoli. In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio”. I poveri non possono aspettare, l’urgenza dell’intervento di Dio deriva dall’ascolto del loro grido, oltre le titubanze e lamentele di un popolo scelto, ma ripiegato su di sé. E’ a loro, a tutti i poveri, oppressi e sofferenti della terra che è rivolto l’annuncio di speranza: il mondo che conoscete – dice il Signore- e che sembra schiacciarvi senza possibilità di riscatto – guardate bene, senza timore, il cielo sopra e la terra sotto di voi! – questo mondo non è la realtà definitiva, è la scena “penultima” che lascerà il posto ad un mondo nuovo e indistruttibile, davvero secondo giustizia! Se nel popolo di Dio c’è qualcuno che custodisce ancora nel cuore la legge del Signore, il sogno divino di un mondo bello e buono perché giusto, allora – ascolti bene! – non si faccia intimorire dallo scherno dei potenti e dei violenti, di quanti irridono le ragioni della giustizia calpestando il povero e il debole, confidando nel loro umano potere: anche loro appartengono a un mondo vecchio e già sconfitto, non sono l’ultima parola! L’orizzonte complessivo del mondo e del suo destino è saldo nelle mani di Dio, e se anche ora sembra trionfare la contraddizione dell’ingiustizia, la sua promessa di bene rimane come un seme prezioso e potente nel cuore dei credenti, nell’attesa del suo definitivo dispiegarsi in cieli nuovi e terra nuova: “la mia giustizia durerà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione”.