Collatio 19-2-2020

Isaia 52,1-6

Svégliati, svégliati, rivèstiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più splendide, Gerusalemme, città santa, perché mai più entrerà in te l’incirconciso e l’impuro. Scuotiti la polvere, àlzati, Gerusalemme schiava! Si sciolgano dal collo i legami, schiava figlia di Sion!

Poiché dice il Signore: «Per nulla foste venduti e sarete riscattati senza denaro».
Poiché dice il Signore Dio: «In Egitto è sceso il mio popolo un tempo, per abitarvi come straniero; poi l’Assiro, senza motivo, lo ha oppresso.Ora, che cosa faccio io qui? – oracolo del Signore. Sì, il mio popolo è stato deportato per nulla! I suoi dominatori trionfavano – oracolo del Signore – e sempre, tutti i giorni, il mio nome è stato disprezzato. Pertanto il mio popolo conoscerà il mio nome, comprenderà in quel giorno che io dicevo: “Eccomi!”».

Un nuovo invito al risveglio ci raggiunge a ricordarci chi siamo davvero: “svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza…!”. Non come singoli, ma come popolo di Dio siamo chiamati a riprenderci il nostro vero splendore: essere lo spazio di accoglienza del Santo. “Indossa le vesti più splendide, Gerusalemme, città santa!”. Ogni vicenda, se vissuta con fede, ci conduce, anche dolorosamente, a quella purificazione profonda che rende la nostra comunione fraterna trasparente della presenza di Dio, della sua santità, del suo amore, bruciando ogni ostinazione, incredulità, durezza di cuore: “mai più entrerà in te l’incirconciso e l’impuro!”. C’è una polvere da scrollarsi di dosso, una rassegnazione, una tristezza, una schiavitù, una passiva accettazione del male che non si può più tollerare: “alzati, Gerusalemme schiava!”. Siamo fatti per la libertà e la signoria, a immagine e somiglianza di Dio. Non c’è giustificazione al male e all’oppressione di un uomo verso un altro uomo, ma gratuita sarà anche la liberazione da parte di Dio. Il Signore stesso custodisce tutta la pena di cui è intessuta la nostra storia, personale e di popolo, perché ogni ingiustizia sia vendicata dal dono di una grazia più grande. “Ora, che cosa faccio io qui?” dice il Signore. E’ la domanda posta a ciascuno: in cosa crediamo che consista la sua opera? Verso dove egli ci conduce, attraverso le alterne vicende della nostra vita, e dove conduce il suo popolo attraverso la storia? Il Signora rinnova la fedeltà della sua presenza in mezzo a noi, portando a compimento quell’opera di purificazione e santificazione che fa di noi una umanità nuova, finalmente splendente di bellezza. Isaia aveva contemplato il Dio tre volte Santo sul trono di gloria riempire il tempio, e aveva confessato l’impurità propria e del suo popolo, destinata ad un fuoco purificatore (Is 6); ora il giorno in cui il popolo conoscerà il nome di Dio è fissato, il giorno in cui la gloria di Dio non riempirà più il tempio, ma la città degli uomini, la Gerusalemme santa: “il mio popolo conoscerà il mio nome, comprenderà in quel giorno che io dicevo: Eccomi!”; “E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,1-5).