Collatio 13-3-2020

Isaia 60,8-14

Chi sono quelle che volano come nubi
e come colombe verso le loro colombaie?

Sono le isole che sperano in me,
le navi di Tarsis sono in prima fila,
per portare i tuoi figli da lontano,
con argento e oro,
per il nome del Signore, tuo Dio,
per il Santo d’Israele, che ti onora.

Stranieri ricostruiranno le tue mura,
i loro re saranno al tuo servizio,
perché nella mia ira ti ho colpito,
ma nella mia benevolenza ho avuto pietà di te.

Le tue porte saranno sempre aperte,
non si chiuderanno né di giorno né di notte,
per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti
e i loro re che faranno da guida.

Perché la nazione e il regno
che non vorranno servirti periranno,
e le nazioni saranno tutte sterminate.

La gloria del Libano verrà a te,
con cipressi, olmi e abeti,
per abbellire il luogo del mio santuario,
per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi.

Verranno a te in atteggiamento umile
i figli dei tuoi oppressori;
ti si getteranno proni alle piante dei piedi
quanti ti disprezzavano.
Ti chiameranno «Città del Signore»,
«Sion del Santo d’Israele».

Lo sguardo sul futuro di Gerusalemme si allarga ad una convergenza sempre più ampia, che coinvolge tutti, anche le isole “che sperano” nel Signore, e insieme si riveste di bellezza e di poesia: si vedono le bianche vele delle navi di Tarsis, che volano sul mare liberamente, senza ostacoli, come nubi nel cielo spinte dal vento e come colombe che volteggiano verso casa, perché su quelle navi ci sono i figli che tornano, portati a Gerusalemme con argento e oro. Sarà il Signore stesso a operare tutto questo, per amore del suo popolo, in quel ribaltamento delle sorti che è la salvezza: il tempo del castigo e dell’ira lascerà il posto al manifestarsi pieno della misericordia e della benevolenza da parte di Dio. Il popolo umiliato e oppresso sarà onorato, e coloro che lo opprimevano saranno al suo servizio. Anzi porteranno a Sion le loro immense ricchezze, in una quantità così grande che le porte della città dovranno rimanere aperte sia di giorno che di notte. Non ci sarà futuro per gli oppressori che non vorranno mettersi al servizio del popolo di Dio, che non vorranno umilmente riconoscere che proprio quella città da loro disprezzata e umiliata è la “Città del Signore”, il luogo dove finalmente la santità di Dio risplende per tutti. Forse in questo ribaltamento e in questo grande raduno di tutto e di tutti c’è qualcosa in più; non c’è solo la prospettiva futura della gioia e della vittoria dopo l’umiliazione e l’angoscia, forse c’è anche il manifestarsi di un filo più profondo e nascosto della storia, di una provvidenza che trasforma in benedizione e ricchezza inaspettata anche la tribolazione e la sofferenza, che mette al “servizio” dei credenti anche l’avversione e la persecuzione del mondo, come luogo di glorificazione di Dio e di affinamento della fede, che mescola i popoli e dirige verso l’unica città santa futura anche le ostilità e le contraddizioni di un’umanità in travaglio, perché “sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).