Collatio 16-3-2020

Isaia 60,19-22

Il sole non sarà più la tua luce di giorno,
né ti illuminerà più
lo splendore della luna.
Ma il Signore sarà per te luce eterna,
il tuo Dio sarà il tuo splendore.

Il tuo sole non tramonterà più
né la tua luna si dileguerà,
perché il Signore sarà per te luce eterna;
saranno finiti i giorni del tuo lutto.

Il tuo popolo sarà tutto di giusti,
per sempre avranno in eredità la terra,
germogli delle piantagioni del Signore,
lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria.

Il più piccolo diventerà un migliaio,
il più insignificante un’immensa nazione;
io sono il Signore:
a suo tempo, lo farò rapidamente.

Una visione celeste e definitiva della città santa invade gli ultimi versetti di questo capitolo come in una esplosione di luce. Tutto è trasfigurato e proiettato in una dimensione che va oltre lo stato attuale e contingente della creazione e che realizza la volontà fedele di Dio: “il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore”. Al servo era stato affidato il compito di essere “luce delle nazioni” (42,6; 49,6), e ora, nella pienezza dei tempi, tutto si realizza per la città santa e definitiva nella luce indefettibile di Dio. Un sole che non tramonta e una luna che non cala: la condizione nuova, liberata, salvata, santificata del popolo di Dio non incontrerà più, nella città celeste, l’ombra del fallimento dell’alleanza, la tenebra della lontananza da Dio, il declino del peccato. “Saranno finiti i giorni del tuo lutto!”; è quanto dice Gesù spiegando come mai i suoi discepoli non digiunano: il tempo del regno di Dio e del compimento delle promesse è giunto (cfr. Mc 2,18-22)! La città splendente e la creazione rinnovata sarà un tutt’uno con il popolo santo, che “sarà tutto di giusti”. Come ci ricorda papa Francesco, non è possibile agognare ad un mondo bello, preservato dalla violenza predatoria dell’uomo, senza che l’uomo si converta dalla sua ingiustizia verso l’altro uomo. “Il regno è vicino” dice Gesù, per poi aggiungere “convertitevi!”. La terra sarà eredità di chi si lascia generare ad una vita buona, secondo Dio, non di chi se ne vuole impadronire a scapito dei fratelli: “i miti erediteranno la terra” (Mt 5,5). Sono loro i “germogli delle piantagioni del Signore”, progenie nuova promessa al servo mite e sofferente (53,10!), frutto abbondante del “germoglio” spuntato dal tronco di Iesse (11,1!). È tutto “lavoro delle mani” di Dio, che mostra la sua gloria operando la nostra santificazione, e rendendo feconda la nostra pochezza: “a suo tempo, lo farò speditamente”. Ricordarselo, quando ci sembra che il buio non finisca!