Collatio 23-05-2020

Atti 9,1-9

Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.

E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.

Saulo è più attivo che mai. La sua azione di contrasto alla nascente “eresia” dei discepoli di Gesù si fa’ via via più ampia e incisiva: si rende conto, forse anche a differenza delle autorità religiose di Gerusalemme, che questi discepoli di Gesù dispersi nei territori intorno a Israele rappresentano un pericolo ancora più diffuso e insidioso. La loro testimonianza e predicazione sta coinvolgendo molti credenti israeliti, come anche proseliti e simpatizzanti, sparsi a loro volta nelle città della diaspora (come Damasco), e rischia così di mettere in serio pericolo, ai suoi occhi, l’unità e la credibilità delle comunità ebraiche presenti in mezzo alle genti. Saulo è un fariseo, profondamente e sinceramente radicato della tradizione religiosa di Israele, cresciuto nella migliore scuola teologica di Gerusalemme (Gamaliele), oltre che, presso la fiorente e raffinata Tarso (nel sud-est dell’Asia minore), nella cultura, filosofia e letteratura greca. Ha una visione ampia del mondo e una consapevolezza chiara del contesto complessivo nel quale si gioca la missione di Israele di portare la salvezza alle genti, attraverso la minuziosa e amorosa osservanza delle legge e della sua giustizia. Si rende conto che la diffusione della chiesa dei discepoli di Gesù può mettere gravemente in discussione la qualità e la serietà di questa presenza di Israele in mezzo alle genti, creare confusione, divisione e un allentamento della rigorosa osservanza dei comandamenti di Dio, su cui si regge la possibilità, per Israele, di assolvere alla chiamata di essere strumento di salvezza per l’umanità. I discepoli di Gesù, detti “quelli della via”, sono dispersi, fuggiaschi, sempre in cammino (come abbiamo letto di Filippo nel capitolo precedente), e questo sta segnando anche il loro stile di vita e la loro fisionomia spirituale: vivere la gioia e l’amore di Gesù e la testimonianza di Lui in una condizione di povertà, di marginalità, di precarietà, di continua ricerca, senza istituzionalizzarsi. I discepoli di Gesù vanno quindi perseguiti e scovati “uno ad uno”. E così fa’ Saulo, avendo sentito dire di una loro presenza significativa a Damasco, cercando “quelli della via, uomini e donne”, incatenandoli e portandoli a Gerusalemme, nel tentativo di fermare questo movimento pericoloso, quanto mobile e diffuso. Dunque anche Saulo si trova “per via”, ma quella via è ormai divenuta luogo dell’incontro! Il seme gettato da Stefano morente ha prodotto una crepa profonda e invisibile nel cuore di Saulo, e ora, improvvisamente, la luce di Gesù può filtrare e mandare in pezzi tutta la sua costruzione: la sua giustizia basata sulla legge, la sua convinzione di essere “dalla parte di Dio”, la sua battaglia in strenua difesa delle tradizioni dei padri. D’un colpo tutto il suo zelo religioso e il suo contrasto ai discepoli gli appare per quello che è in verità: una grande guerra a Gesù stesso, che ancora una volta si trova nella posizione di ogni vittima della storia, e che da quella posizione si manifesta come vera luce del mondo. Saulo fa’ l’esperienza di essere toccato da Gesù il vivente, che si rivolge a lui: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. La persona di Gesù si impone al suo cuore come la vera unica “via” di salvezza, di perdono, di grazia. Tutto era chiaro, per Saulo, fino a quel momento. Ora non sa più nulla di quello che conosceva prima, il suo sguardo sul mondo è ottenebrato, sono crollate le sue sicurezze, svuotate le sue battaglie. Tutto si è sgretolato: Saulo è a terra, umiliato, fallito; gli rimane solo Gesù, anche lui il grande fallito della storia. “Io sono Gesù che tu perseguiti”. Una parola che risuona in lui così potentemente da essere udita, senza poterla comprendere, anche dai suoi accompagnatori. In questa intima e sconvolgente partecipazione alla sorte umiliata di Gesù, al mistero del suo svuotamento, una sola parola gli è data: “ma tu alzati (è il verbo della risurrezione) entra in città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Saulo deve ora alzarsi e farsi condurre; attendere che gli venga detto, come a un bambino, quello che deve fare. Condotto a Damasco devono trascorrere ancora “tre giorni di sepolcro”, senza vedere, senza mangiare e senza bere, per immergersi interamente nella morte del Signore (è questo il suo battesimo?), e da lì, pian piano, lasciarsi condurre in un nuovo inizio.