Collatio 21-7-2020

Atti 22,1-16

«Fratelli e padri, ascoltate ora la mia difesa davanti a voi». Quando sentirono che parlava loro in lingua ebraica, fecero ancora più silenzio.

Ed egli continuò: «Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.

Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me;caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.
Un certo Anania, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito.E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”. 

Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi e vidi lui che mi diceva: “Affréttati ed esci presto da Gerusalemme, perché non accetteranno la tua testimonianza su di me”. E io dissi: “Signore, essi sanno che facevo imprigionare e percuotere nelle sinagoghe quelli che credevano in te; e quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anche io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di quelli che lo uccidevano”. Ma egli mi disse: “Va’, perché io ti manderò lontano, alle nazioni”».

Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma a questo punto alzarono la voce gridando: «Togli di mezzo costui; non deve più vivere!». E poiché continuavano a urlare, a gettare via i mantelli e a lanciare polvere in aria, il comandante lo fece portare nella fortezza, ordinando di interrogarlo a colpi di flagello, per sapere perché mai gli gridassero contro in quel modo.
Ma quando l’ebbero disteso per flagellarlo, Paolo disse al centurione che stava lì: «Avete il diritto di flagellare uno che è cittadino romano e non ancora giudicato?». Udito ciò, il centurione si recò dal comandante ad avvertirlo: «Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un romano!». Allora il comandante si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei romano?». Rispose: «Sì». Replicò il comandante: «Io, questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». E subito si allontanarono da lui quelli che stavano per interrogarlo. Anche il comandante ebbe paura, rendendosi conto che era romano e che lui lo aveva messo in catene.

Solo alcune note:
– la “difesa” di Paolo altro non è che il racconto della sua vocazione. Interessante notare come in questo momento così drammatico, che cambia radicalmente il cammino di Paolo, egli torni con la sua memoria al momento in cui tutto è cominciato;
– in tutto il suo discorso Paolo si offre ai Giudei come uno di loro, anzi il più zelante e acceso persecutore della “Via” (notare che qui però egli dica di non essere “zelante della legge” come in 21,20, ma “di Dio”), ma ora testimone di una luce e di una parola che può illuminare e chiamare anche loro;
– il suo incontro-svelamento con la persona di Gesù risorto non ha rappresentato un tradimento della sua fedeltà al Dio di Israele, ma il suo più profondo e definitivo inveramento;
– i termini della sua vocazione-missione gli sono stati prefigurati da Anania (anch’egli descritto come un “devoto osservante della legge”!) che lo ha anche battezzato, ma (come Isaia…! cfr. Is 6) la vera dimensione universale della sua testimonianza, frutto di un doloroso rifiuto da parte del suo popolo, è riservata ad una rivelazione particolare concessa a Paolo dal Signore stesso nel tempio di Gerusalemme.
Ora, è proprio questo allargamento alle nazioni della Parola di salvezza messa da Dio sulla bocca di Paolo a scatenare il rifiuto, la violenza e la richiesta che Paolo sia messo a morte.
Il brano si conclude con un dialogo un po’ comico tra Paolo e il comandante a proposito della sua cittadinanza romana che di fatto sarà l’occasione per un percorso che lo porterà effettivamente “lontano”, fino a Roma.