Collatio Marco 4,1-9

Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.

Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Si torna ad una scena ormai divenuta consueta (cfr. 3,7ss): Gesù insegna lungo il mare, su di una barca (dove anche i discepoli imparano a fare i “pescatori di uomini”) appena staccata da terra a motivo della moltitudine di persone che lo pressano. Qui il gesto di Gesù è particolarmente solenne: il suo “mettersi a sedere nel mare”, oltre che suggestivo, prepara il momento di un suo importante insegnamento. La folla è a terra lungo la riva. La scena è descritta con cura e trasmette un senso di suspense. La ripetizione all’inizio e alla fine della frase (“insegnava… insegnamento”) focalizza l’attenzione della folla, come del lettore, su ciò che Gesù sta per dire. E la prima parola di Gesù conferma questa necessità di ricevere con atteggiamento di ascolto profondo l’insegnamento che sta per dare: “Ascoltate!”. Gesù è un grande narratore, sa calamitare l’attenzione. Mentre parla di gesti semplici e familiari ai suoi ascoltatori, rappresenta la grande dinamica del vangelo come tempo della seminagione. “Ecco usci il seminatore…”: le sue parole descrivono con questa immagine l’atto stesso del suo parlare alle folle. Anche lui è uscito (cfr. 1,38 letteralmente: “… per questo sono uscito”), condotto dallo Spirito, verso tutti gli uomini per annunciare il vangelo della vittoria di Dio: “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino!…”. L’invito a convertirsi e a credere alla potenza di liberazione e di perdono finalmente donata da Dio attraverso il Figlio amato, ha incontrato la pronta sequela dei discepoli e l’entusiasmo delle folle risanate e liberate, ma anche la diffidenza, l’allarme, il rifiuto e la condanna di farisei e scribi, il tentativo dei parenti di fermarlo, la violenza schiacciante della folla, la falsa pubblicità dei demoni come perfino del lebbroso guarito. Insomma al dono generoso e gratuito del vangelo della gioia e della potenza di Dio ha corrisposto tanta durezza, incomprensione, vano entusiasmo, schemi soffocanti, paure, come nella descrizione di questi terreni diversi, ma ugualmente sterili. La semina è ampia, generosa, effusiva. Ma Gesù ce li ha lì, davanti agli occhi, i volti e le storie di quanti lo cercano, i loro cuori chiusi, impauriti, fragili, superficiali, incostanti, confusi, soffocati. Gesù semina, ma sa anche che tanto di questo seme non troverà accoglienza, non reggerà davanti alla prova, soffocherà in mezzo a tante preoccupazioni. Gesù conosce i cuori, e si rende ben conto non solo del fallimento inevitabile del vangelo, ma anche delle svariate ragioni per cui in ciascuno questo accade. Eppure il seminatore non può che fare questo: seminare, confidando nella più grande potenza di una parola affidata da Dio che finalmente troverà terreno buono per portare frutto. L’ultimo invito di Gesù ad ascoltare non ha niente a che fare con la nostra proiezione narcisistica di volere o avere bisogno di “essere ascoltati”. L’ascolto, comando fondamentale dato a Israele (Dt 6,4-8!), non è un piacere che facciamo a Dio: è la condizione essenziale affinché la nostra vita, accogliendo il seme, radicandosi e crescendo i libertà, porti frutto, si compia, si realizzi pienamente. Gesù include in questa parabola tutti i fallimenti, e li proietta verso una promessa di frutto abbondante per una terra finalmente buona, per orecchi che sanno ascoltare. Con il linguaggio poetico e amorevole della parabola Gesù rende presenti tutti i personaggi che lo hanno già in vario modo rifiutato e li coinvolge in un nuovo appello all’ascolto, per il loro bene, perché non rimangano infine senza frutto. Così oggi per noi!