Collatio Marco 6,1-6a

Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga.

E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

L’entrata in scena di Gesù nel racconto del vangelo era stata inaugurata con queste parole: “Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazareth di Galilea…” (1,9). Nel momento in cui Gesù compare nel racconto, si indica il luogo di provenienza. Solo ora il vangelo ci racconta il suo ritorno al punto di partenza. Ma questo è stato preceduto da un incontro-scontro con i suoi familiari, giunti da Nazareth a Cafarnao per “mettere la mano su di lui, dicevano infatti: è fuori di sé” (3,21). Allora Gesù aveva respinto il tentativo del drappello dei parenti di riportarlo a casa, mostrando la realtà nuova di una famiglia spirituale (“…chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre!”; cfr. 3,31-35). Ora questo ritorno nella sua patria (cioè ovviamente a Nazareth) è carico di tensione: Gesù non torna per sottomettersi alle pretese di “normalità” della famiglia, ma per offrire ai suoi concittadini esattamente ciò che ha donato a tutti, e cioè l’annunzio potente del regno di Dio. Come all’inizio nella sinagoga a Cafarnao, così anche ora nella sinagoga a Nazareth la reazione al suo insegnamento è lo stupore, che questa volta si verbalizza in una serie di domande che sintetizzano anche il cammino fin qui percorso dal vangelo: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?”. L’iniziale meraviglia, come in un sentimento schiacciante di novità, vira però subito in diffidenza, sospetto, tentativo di ridimensionamento: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. I riferimenti al suo mestiere, alla madre (e non al padre), ai fratelli e alle sorelle, hanno tutta l’aria non solo di una riduzione al conosciuto, ma anche allo scontato, al risaputo, perfino al disprezzabile… Qui Maria è associata a Gesù (e così le “sorelle”) con intento minimizzante, forse anche sprezzante. Lo stupore si trasforma in scandalo. E qui è il momento di una parola da parte di Gesù. egli non arretra, anzi. Come vino nuovo in otri vecchi (cfr. 2,22) la sua presenza è una provocazione che genera una spaccatura. Per la prima volta Gesù presenta se stesso come profeta, destinato ad una sorte rifiutata proprio dal suo stesso ambiente: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. La formulazione di Gesù (divenuta proverbiale) sembra riecheggiare la vocazione di Abramo: “Esci dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre…” (Gen 12,1). Gesù torna per la prima volta a Nazareth per chiamare ad una uscita senza la quale non è possibile credere. Finché anche noi rimaniamo chiusi negli spazi ristretti che ci hanno generato culturalmente e religiosamente, pensiamo che il mondo corrisponda al “nostro” mondo. Ma per seguire un Dio che vuole mostrarci il suo volto e farci diventare benedizione, occorre uscire! Egli non è già tra le suppellettili di casa! Gesù va’ a Nazareth, dunque, per rompere uno spazio chiuso, soffocante, autoreferenziale, che pretende di re-inglobarlo nel suo orizzonte, non accettando di scomodarsi, di farsi disturbare. Non solo la paura (come abbiamo visto nel capitolo precedente), ma anche la ristrettezza mentale, culturale e religiosa soffoca la fede, e mortifica così la vitalità e la potenza di salvezza e liberazione del vangelo!