Collatio Marco 10,13-16

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Gesù, dopo aver ammutolito i discepoli con l’annuncio del suo essere “consegnato nelle mani degli uomini”, aveva già posto in mezzo a loro, impauriti e tutti presi dai loro discorsi di grandezza, un bambino, e abbracciandolo aveva detto loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me…” (cfr. 9,30-37). Ancora una volta, in questo viaggio di “consegna”, i bambini tornano protagonisti del racconto, questa volta portati a Gesù perché entrino in contatto con lui, con la sua forza di benedizione e di grazia. E di nuovo i discepoli si trovano in evidente difficoltà: il loro tentativo è quello di ostacolare l’accesso dei bambini, credendo di dover prendere in mano la situazione e tutelare Gesù da inutili contrattempi. Non c’è tempo per i bambini! La reazione di Gesù è una ribellione immediata: “al vedere questo s’indignò”. Aveva appena finito di istruire le folle e i discepoli sul significato nuovo che il suo camminare nel dono incondizionato di sé porta anche nella relazione tra l’uomo e la donna: un progressivo spogliarsi del proprio potere sull’altro (il potere di “ripudiare”) per divenire “l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (9,34). Persino quell’integrità umana che Gesù ha infaticabilmente ristabilito in tutta la prima parte del suo ministero nella potenza creatrice dello Spirito, liberando e guarendo, fino ad essere riconosciuto come “il Cristo”, a quella stessa integrità (mano, piede, occhio…) è però anche doveroso rinunciare, nel momento in cui diviene occasione di scandalo, cioè cercata per se stessa e non subordinata all’abbandono fiducioso della fede e al donarsi nella carità: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. È il paradosso di colui che “passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38) e alo stesso tempo afferma che “chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (9,35). Insomma, Gesù camminando continua a indicare ai discepoli, e a noi, che il dono della sua salvezza per la pienezza della nostra vita e umanità consiste in una strada di amore e di donazione che contiene una sempre più radicale rinuncia al potere sull’altro. Per questo Gesù è così in sintonia con i bambini, ieri come oggi (in modi diversi) irrilevanti al mondo. Essere “come loro” significa dunque lasciarsi spogliare da ogni forma di potere: “beati voi poveri perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6,20; cfr. Mt 5,3). Mentre è così facile “impedire”, mettersi in mezzo: “di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa” (EG 47). Come fanno i bambini ad accogliere il regno, ad accogliere l’amore? “E prendendoli tra le braccia, li benediceva…”. I bambini accolgono l’amore lasciandosi prendere in braccio, senza vergogna, è così che si entra. Gesù vive tutto il suo cammino, fino alla croce, tra le braccia del Padre, come Figlio amato. Forse anche la sua scelta di celibato e di non divenire umanamente padre appartiene a questa intima fedeltà ad un amore spogliato di ogni potere, alla sua identità filiale, che ha risuonato per lui fin dall’inizio del racconto al battesimo (1,11), e che al principio di questo nuovo cammino verso la croce ha risuonato anche per i discepoli sul monte (9,7). Forse è qui che si gioca l’intesa ineffabile e l’identificazione profonda tra Gesù e i bambini. Ai discepoli rimane indelebile l’immagine di Gesù che non si cura della sua dignità di maestro spirituale, ma ancora una volta si china ad abbracciare, difendere, dare valore ai bambini.