ORARI SS. MESSE – ESTATE

SS. ANNUNZIATA

  • Domenica 21 Giugno S. Messa ore 9 nel cortile.
  • Domenica 28 Giugno LA S. MESSA È SOSPESA.
  • Da Domenica 5 Luglio S. Messa ore 10 in chiesa.

S. MAMOLO

  • Domenica S. Messa ore 11.
  • Prefestiva del Sabato sera e feriali ore 18.30 (salvo diverse indicazioni).

N.B. Rimangono ovviamente per il momento le già note disposizioni di distanziamento e protezione per la prevenzione del contagio.

 

RIPRESA DELLE CELEBRAZIONI

Carissimi,

come tutti sapete, da questa Domenica potremo riprendere a celebrare le Ss. Messe nelle nostre chiese. Abbiamo voglia di rivederci! …ma dovremo farlo con la giusta prudenza e mettendoci anche tanta pazienza. Potremo comunque seguire le celebrazioni che vengono trasmesse in tv (o su internet) se decidiamo di rimanere a casa perché non stiamo bene, perché per età o costituzione ci sentiamo più esposti, o anche semplicemente perché non si sentiamo ancora pronti ad affrontare questa occasione di incontro. È importantissimo che  in questa ripartenza tutto sia fatto in pace, senza forzature o sensi di colpa, rispettando i tempi e le sensibilità di ciascuno. È un po’ come se dovessimo “reimparare” d’accapo a stare insieme, non potendo più fare affidamento su tanti automatismi e movimenti spontanei. Anzi, questo potrà divenire un’occasione, per sperimentare altri modi di vicinanza senza lasciarci assorbire dalle procedure, e con attenzione accoglierci gli uni gli altri nella preghiera e accogliere in mezzo a noi la presenza fedele del Signore.

Questi sono gli orari delle Ss. Messe domenicali, tenendo conto che stiamo procedendo passo dopo passo, e che tutto potrà in ogni momento subire variazioni:

ALLE ORE 9 presso la chiesa della SS.MA ANNUNZIATA (se il meteo lo permette celebreremo all’aperto, nel cortile interno, capienza circa 100 persone, altrimenti in chiesa).

ALLE ORE 11 nella chiesa di SAN MAMOLO (dentro la chiesa, capienza circa 70 persone).

  • Non è ovviamente consentito partecipare a chi presenta sintomi influenzali/respiratori, ha una temperatura corporea superiore a 37° o è stato in contatto con persone positive al covid.
  • Chi partecipa è tenuto a indossare la mascherina e a igienizzarsi le mani con il gel disinfettante che verrà dispensato dai volontari.
  • Ciascuno dovrà mantenere la distanza interpersonale di sicurezza di almeno 1,5 m e sedersi negli spazi segnalati.
  • Dovremo evitare assembramenti sia dentro che fuori dalla chiesa.
  • Soprattutto dovremo cercare di avere tanta delicatezza e rispetto gli uni nei confronti degli altri.

 

SOSTIENI LA TUA PARROCCHIA!

Carissimi parrocchiani e “frequentatori”,

in questi mesi le nostre parrocchie, a motivo delle restrizioni legate alla pandemia, hanno dovuto rinunciare alle entrate più importanti dell’anno: le offerte in occasione delle benedizioni pasquali, le raccolte durante le S. Messe (in particolare la domenica la Domenica delle Palme e Pasqua), le offerte legate a momenti particolari come in occasione delle Cresime, dei Battesimi, etc. E questo è capitato anche in concomitanza con importanti capitoli di spesa, in particolare lavori di manutenzione e di adeguamento degli impianti che si sono rivelati molto onerosi (per entrambe le parrocchie). Del resto abbiamo dovuto continuare a provvedere, oltre che alle spese ordinarie (bollette, assicurazione), anche al sostegno a varie situazioni di necessità economica, che in questo periodo sono anzi (ovviamente) aumentate. Questo significa che ci troviamo in questo momento nella concreta difficoltà di fare fronte alle spese che la parrocchia deve affrontare.

Quindi vi chiedo, in proporzione alle vostre possibilità e generosità, con la massima libertà, di contribuire allo sforzo economico che le nostre comunità stanno sostenendo in questo momento.

Ecco qui i riferimenti bancari delle parrocchie, se pensate di fare un bonifico:

  • PARROCCHIA SS.MA ANNUNZIATA A PORTA PROCULA

Iban: IT75H0538702416000001118502

  • PARROCCHIA SS. FRANCESCO SAVERIO E MAMOLO

Iban: IT26T0503402413000000007933

Nella causale si può mettere: “offerta”

Grazie!

don Carlo

 

Collatio 7-7-2020

Atti 18,12-28

Mentre Gallione era proconsole dell’Acaia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto. Giunsero a Èfeso, dove lasciò i due coniugi e, entrato nella sinagoga, si mise a discutere con i Giudei. Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì. Tuttavia congedandosi disse: «Ritornerò di nuovo da voi, se Dio vorrà»; quindi partì da Èfeso. Sbarcato a Cesarèa, salì a Gerusalemme a salutare la Chiesa e poi scese ad Antiòchia.
Trascorso là un po’ di tempo, partì: percorreva di seguito la regione della Galazia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli.

Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.

Nell’ultimo versetto del brano precedente c’era il riferimento alla decisione di Paolo di fermarsi a Corinto, in seguito al sogno nel quale il Signore gli aveva mostrato “un popolo numeroso” in quella città. Il testo letteralmente dice che “si sedette un anno e mezzo a insegnare…”: Paolo, con l’animo già proiettato verso altri luoghi dopo l’ennesimo scontro con i Giudei, capisce invece che è tempo di fermarsi, con calma, senza paura, e accompagnare la crescita di questa comunità, prevalentemente composta da schiavi, ma di cui il Signore vuole che si prenda cura. Ciò non toglie che le tensioni con la comunità dei Giudei continuino, anzi si intensifichino, proprio a motivo della fecondità del vangelo, fino a raggiungere un nuovo punto di rottura. La presenza “attrattiva” di Paolo e della sua predicazione non può più essere tollerata dai Giudei di Corinto, che si sentono minacciati nella loro identità e coesione, e così tentano di coinvolgere l’autorità romana, il proconsole Gallione, con un’accusa formulata in modo un po’ ambiguo e ammiccante (“costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla legge!”… sì, ma quale legge? La Torà o la legge di Roma?). Gallione non ci casca. Conosce abbastanza le dinamiche del potere e l’indole dei suoi interlocutori per smascherare immediatamente il trabocchetto, prima ancora che Paolo apra la bocca per cominciare a difendersi. Sappiamo da altre fonti che Gallione non è un burocrate qualsiasi: è il fratello del grande Seneca. Le vicende storiche intrecceranno nuovamente le sorti di Paolo e di Gallione, che rimarranno vittime entrambi forse nella stessa feroce persecuzione che l’imperatore Nerone scatenerà intorno all’anno 65 contro tutti i suoi presunti nemici, dai cristiani fino a diversi filosofi stoici. Qui Luca fa trapelare la sua personale simpatia per questo uomo di legge e di buon senso, che laicamente non si lascia invischiare in questioni religiose intricate e incomprensibili, rimanendo alla “neutralità” del diritto e ai limiti delle sue responsabilità. Nemmeno la “crisi isterica” inscenata davanti al tribunale per obbligare Gallione a intervenire sortisce in lui alcun effetto: i Giudei si mettono a percuotere il capo della sinagoga Sòstene, reo di non aver ottenuto nulla dal Proconsole (ma poi forse unitosi a Paolo, se è lui quel Sòstene che compare in 1Cor 1,1 come mittente insieme a Paolo della prima lettera ai Corinzi!), ma Gallione rimane irremovibile. Certo, c’è qualcosa nel suo atteggiamento che assomiglia ad un furbo “lavarsi le mani” di pilatesca memoria, ma si sente anche l’autoironia di Luca, che accetta questa pittoresca descrizione dello zelo religioso giudaico, in grado di sollevare sommosse ogni momento e per motivi indecifrabili agli altri, fatta con lo sguardo perplesso e infastidito di un saggio ed equilibrato uomo delle istituzioni civili. Comunque, in seguito a questa esplosione di violenza, Paolo comprende che è ora di andare. Si uniscono alla comitiva anche Priscilla e Aquila (notare l’ordine con cui sono nominati), che evidentemente dopo essere stati vicini a Paolo per affinità esistenziale (Giudei in fuga) e professionale (tessitori di tende), hanno accolto il suo vangelo, sono diventati credenti e ora condividono con lui il cammino missionario. È bello vedere come il cammino del vangelo procede sulle gambe di quanti hanno imparato ad amare il Signore, indipendentemente dalla loro condizione: qui c’è Paolo celibe, e con lui la coppia di sposi Priscilla e Aquila. A Cencre, il porto orientale di Corinto, Paolo, prima di imbarcarsi, si fa radere il capo, a motivo di un voto di nazireato. Come indicato in Nm 6,1-21, Paolo a conclusione di questo periodo particolare di consacrazione al Signore (forse legata proprio a questa sua permanenza a Corinto voluta dal Signore?) si taglia i capelli per portarli a Gerusalemme a bruciarli nel tempio. È interessante notare come Paolo, che a motivo del vangelo litiga tutti i giorni con i suoi connazionali, si sente altresì pienamente “Giudeo”, con l’insieme di tutte le pratiche religiose, le osservanze e le consuetudini di Israele. La sua meta è la Siria (cioè Antiochia, base di partenza e luogo di ritorno dei viaggi missionari), ma sa di dover passare da Gerusalemme, dove oltre a concludere il voto può salutare i fratelli della Chiesa. Da Corinto deve fare la difficile attraversata dell’Egeo fino a Efeso, dove fa tappa, lasciando Aquila e Priscilla come presenza di testimonianza evangelica. Prima di ripartire però non può fare a meno di visitare la sinagoga e di discutere un po’ con i Giudei, i quali l’accolgono e gli chiedono anche di fermarsi più a lungo; ma c’è un voto da sciogliere e Antiochia da raggiungere, certo con la promessa, Dio volendo, di tornare, come accadrà nel suo terzo viaggio. Ora a Efeso possono intanto rimanere i due coniugi. Il viaggio continua: in nave fino al porto di Cesarea Marittima, la salita a Gerusalemme, e poi 700km a piedi fino ad Antiochia. Luca non si dilunga in altre descrizioni. Si è subito pronti per un nuovo viaggio, cominciando ancora dalla Galazia, presso le comunità fondate nel primo viaggio e visitate già all’inizio del secondo: Antiochia di Pisidia, Iconio, Derbe, Listra, perché i fratelli vengano confermati. Nel frattempo a Efeso arriva un personaggio importante: Apollo, un ebreo originario di Alessandria, esponente di spicco di quel giudaismo della diaspora che nella grande città sul delta del Nilo, prestigioso centro culturale dell’antichità, aveva instaurato quel dialogo profondo con l’ellenismo di cui la traduzione in greco della Bibbia ebraica rimane un prezioso emblema. Apollo, oltre al bagaglio di conoscenze filosofiche e bibliche che già possiede, è “stato istruito nella via del Signore”, e nonostante un percorso ancora iniziale nella fede in Cristo (conosce “soltanto il battesimo di Giovanni”), è in grado di parlare e insegnare con accuratezza ciò che si riferisce a Gesù. Il suo arrivo in sinagoga e i suoi efficaci interventi durante “condivisione biblica” non passano inosservati a Priscilla e Aquila che si rendono subito conto del valore di Apollo e sono in grado di “aggiornarlo” condividendo con lui il grande tesoro che è stato per loro il vangelo ascoltato da Paolo. Non sappiamo perché Apollo voglia andare in Acaia (cioè a Corinto), forse per motivi personali, o forse proprio per conoscere la comunità fondata da Paolo e dalla quale provengono Priscilla e Aquila. L’intenzione di Apollo è accolta con gioia dai fratelli (evidentemente a Efeso i cristiani presenti non sono solo i due coniugi) che lo raccomandano, tramite una lettera al seguito, ai fratelli di Corinto. Luca sottolinea l’importanza del lavoro di Apollo, che “fu molto utile a quelli che per la grazia era divenuti credenti”. Dobbiamo ricordare come, nonostante le sue iniziali perplessità, Paolo era rimasto a Corinto per annunciare il vangelo a quel “popolo numeroso” che il Signore gli aveva indicato come già suo, e come questo popolo numeroso fosse costituito per la gran parte di schiavi, gente illetterata e semplice. Paolo aveva sperimentato (a differenza che ad Atene) come il vangelo della salvezza e del perdono toccasse il cuore di tanti, che si convertivano con gioia ed entusiasmo (testimoniato per esempio nella prima lettera ai Corinzi): il vangelo era dei poveri, dei piccoli, non dei “sapienti e intelligenti”. Eppure Paolo sapeva anche che il seme che cade nel terreno “pietroso” (potemmo dire anche “rozzo”) e con poca terra può germogliare subito, ma quell’inizio, per quanto appassionato, davanti alle difficoltà può bruciarsi in modo altrettanto veloce se non si radica in profondità. Evidentemente la fede semplice dei Corinzi era già messa in difficoltà dall’opera di demolizione dei Giudei, che avevano buon gioco, in assenza di Paolo, a far sentire ignoranti e a generare un senso di inferiorità in questi schiavi che dicevano di credere in Gesù, loro salvatore, il Cristo atteso secondo le Scritture! Che ne potevano sapere loro? Come potevano efficacemente rispondere alle dimostrazioni altezzose ed erudite dei Giudei? Davvero la loro fede poteva naufragare… Per questo Apollo è molto utile in questo momento alla comunità di Corinto: “confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo”. Dirà Paolo scrivendo ai Corinzi: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere” (1Cor 3,6). La fede sta dentro queste due polarità: la semplicità e piccolezza senza la quale non è possibile intendere ed accogliere con vera gioia e gratitudine la buona notizia dell’amore di Dio donato in Gesù come salvezza e perdono (dice appunto che “per grazia erano diventati credenti”, e solo così lo si diventa…!) e la fatica quotidiana di radicarsi nelle Scritture, che nel racconto degli Atti continuano ad essere il grande orizzonte di consapevolezza credente, nel quale riconoscere l’operare di Dio, e maturare l’intelligenza della fede, affinché il credere non rimanga ostaggio solo dell’emozione del momento, ma divenga cammino solido, attraverso la paziente speranza, verso un frutto duraturo di carità. Insomma la fede è dei piccoli, ma la perseveranza è di coloro che, per rimanere piccoli davanti a Dio, mentre camminano attraverso le vicende della vita continuano a cercare e a scavare nel grande tesoro delle Scritture.

Collatio 3-7-2020

At 18,1

“Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto”.

Approfittiamo della pausa nella lettura continua degli Atti dovuta alla festa di San Tommaso, per ambientarci nella nuova realtà cittadina che Paolo sta per incontrare: Corinto. Ascoltiamo il ritratto storico che ne fa p. Bizzeti nella sua meditazione sugli Atti degli Apostoli: «Paolo si dirige a Corinto, posta sull’istmo omonimo. Dal momento che non c’era il canale, fatto nel secolo scorso, le navi che arrivavano dall’Adriatico ed allo Ionio sbarcavano nel porto di Lecheo e poi, almeno quelle più piccole, con un sistema di rulli, venivano trasportate via terra fino ad arrivare al porto di Cencre, dove venivano rimesse in acqua; così si evitava di doppiare il capo di Malea del Peloponneso, dove le navi erano esposti a forti venti. Da Cencre le navi ripartivano sul Mare Egeo per l’oriente: Asia Minore, Siria, Egitto. Corinto era una città popolosa, ricca di traffico e di commercio, un po’ lo posto di Atene, dove al centro dell’attenzione c’era la ricchezza dello spirito. Non era più nemmeno una città pienamente greca. Celebre un tempo per le sue manifatture e per il suo impero coloniale – contò fra le sue colonie anche Corfù e Siracusa – Corinto resistette ad Atene, si alleò con Sparta e conobbe secoli di opulenza e di politica movimentata. Nel 146 a.C. il console romano Mummio la distrusse, massacrandone la popolazione, o portandola via come schiava, eliminando così la rivale commerciale di Delo. Cicerone constatava che “la luce di tutta la Grecia si è spenta e di Corinto è rimasta solo una traccia”. Le sette colonne monolitiche che oggi si possono ammirare, rimangono le sole vestigia di questo passato glorioso. Nelle 44 a.C. Giulio Cesare dette ordine di ricostruirla e ripopolarla: vi si insediarono veterani dell’esercito insieme a povera gente dei dintorni. I primi abitanti vivevano sfruttando le rovine e raccogliendo i tesori delle tombe sfuggite alla distruzione; poi la città si riprese grazie al commercio. Quando Paolo arriva, Corinto era la residenza del proconsole di Acaia, aveva trecentomila abitanti e doveva la sua troppo rapida ricrescita alla posizione geografica: affacciandosi su due mari, con due porti, il traffico commerciale era garantito. Riuniva popolazioni greche, fenicie, asiatiche, romane, ebree ed egiziane. Tutti i culti vi erano rappresentati, ma il più famoso era certamente quello di Afrodite, protettrice della città, il cui tempio, celebre per le prostitute sacre, si trovava sull’acropoli. Mille cortigiane servivano la dea, inviate da grandi personaggi che le consacravano a Venere. Le loro esigenze economiche erano costosissime e “vivere alla corinzia” era diventato sinonimo di una vita immorale. Al tempo di Paolo la popolazione era formata per i due terzi da schiavi, mentre il resto era per lo più gente molto ricca. Città piena di taverne, riuniva in sé mille contraddizioni».