Collatio 21-10-2019

Giovanni 15,9-17

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Ciò che Gesù comanda ai suoi discepoli è semplicemente questo: rimanere nel suo amore; non perdere il collegamento con quell’amore che dal Padre, attraverso Gesù ora li raggiunge. Ed è un amore nel quale si rimane con la fedeltà al comando dell’amore reciproco; è questa la forza dell’amore che viene dal Padre: che chi ne è toccato è mosso a sua volta verso gli altri, e proprio in questo modo continua a godere dell’amore che lo genera. Questo è “il mio amore” dice Gesù: l’amore ricevuto dal Padre, l’amore donato fino in fondo per i suoi discepoli. È l’amore del Padre che gli dà di poter amare i suoi, ed è amando i suoi e dando la vita per loro che rimane fedele all’amore del Padre. Ed è così anche per i discepoli: è l’amore di Gesù che li purifica e dona loro di amarsi come fratelli, ed è imparando ogni giorno ad amarsi e a perdonarsi reciprocamente che rimarranno fedeli all’amore di Gesù, senza il quale non possono fare nulla. È una specie di “catena a due direzioni” in cui il fondamento gratuito del dono genera una vita nuova che nella misura in cui è vissuta fedelmente ci radica sempre più profondamente nel dono ricevuto. Ecco allora dove devono “rimanere” i discepoli: in ciò in cui Gesù stesso “rimane”. Al principio i discepoli posero a Gesù una domanda: “Dove rimani?” (1,38 che la versione italiana rendeva: “dove abiti?”): ora Gesù può rispondere: “nell’amore del Padre”. Allora cominciarono a entrare in quella relazione intima con Gesù (“andarono dunque e videro dove ‘egli rimane’ e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio”) che ora ha un contenuto preciso: “rimanete nel mio amore”. Gesù dunque comunica in questa ultima sera ciò che ha di più prezioso; aveva detto “vi do la mia pace” (14,27) consegnando il segreto della suo pieno abbandono confidente nelle mani del Padre suo. Ora dice: “rimanete nel mio amore”, facendo spazio ai discepoli all’interno della sua relazione di amore filiale con il Padre; e ancora: “vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi”, rendendo partecipi i discepoli della sua intima gioia, quella di vivere la pienezza di una relazione di amore che si allarga a tutti, perché la gioia si moltiplichi e sia piena. Ecco i doni di Gesù: la sua pace, il suo amore, la sua gioia. Ora forse comprendiamo meglio le parole che negli altri Vangeli Gesù dice ai suoi in questa sera: “prendete, questo è il mio corpo…”; e così “fate questo in memoria di me” diventa qui “questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Il massimo dell’amore infatti è “dare la vita per gli amici”. Ed vivere da amici è camminare nell’amore ricevuto. I discepoli in questa sera davvero diventano i confidenti di Gesù, come Abramo con Dio. Non come il servo che è chiamato a obbedire senza comprendere, ma come amici ai quali si confida e con i quali si condivide l’opera affidata dal Padre e il segreto intimo del suo amore. Furono i discepoli, all’inizio, a seguire Gesù, ma con lui ora scoprono che la loro sequela si appoggia sulla sua scelta, incrollabile, fedele. Scelti perché il loro andare porti il frutto vero e permanente di un ingresso di tutti nel loro rimanere in Gesù, come essi sono entrati nel rimanere di Gesù nel Padre. Non c’è da temere: nell’andare e nell’amore vicendevole il frutto della missione chiesto nel nome di Gesù sarà concesso dal Padre.