Collatio 23-10-2019

Giovanni 15,26-16,4a

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio».

«Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.
Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi».

La testimonianza dei discepoli è un tutt’uno con la testimonianza dello Spirito. Non è possibile essere testimoni di Gesù e in Lui del volto del Padre senza l’azione di testimonianza dello Spirito di verità, che che viene da Dio e che solo può svelarne i segreti. I discepoli potranno a loro volta, sulla base della conoscenza di Gesù “fin dal principio”, manifestare agli uomini il suo segreto filiale solo acconsentendo docilmente all’azione dello Spirito. Non è una conoscenza che è possibile condividere a livello puramente “verbale”, intellettuale, e neppure con il proprio “buon esempio”: è il soffio sottile dello Spirito che immette in una condizione tutta nuova, nella comunione personale con il Padre in Gesù. È una conoscenza di amore, e nell’amore, che implica una profonda trasformazione interiore, una conversione del cuore, dei sentimenti e della vita, un riorientamento degli affetti e del “panorama” profondo dell’anima. È lo Spirito di Dio che conduce alla verità, che mostra il senso vero e intimo della vita e della morte di Gesù come offerta inesauribile di amore (“egli darà testimonianza di me”) e che istruisce i discepoli a vivere con lo stesso amore, con la stessa fiducia e mitezza, con la stessa lucida consapevolezza dell’ingiusta violenza del mondo “mondano”, il tempo della persecuzione, dell’esclusione, dell’odio e della morte. Lo Spirito sempre nuovamente, dentro le vicende anche tribolate dei discepoli, mostrerà in modo via via più profondo e ampio gli orizzonti di verità della vita offerta di Gesù, suscitando una memoria vivente ed eloquente delle sue parole, per trasformare ancora, nella vita e nel patire dei discepoli, la menzogna in verità, l’esclusione in comunione, l’odio in amore, la morte in vita. Non è ora più possibile associare la religione, come culto a Dio, alla violenza e al dare la morte: il cammino di Gesù dentro la notte del mondo ne ha svelato definitivamente l’inganno; ha mostrato la radicale inconsistenza di una presunta conoscenza di Dio che ne falsifica il volto di amore. È questo il “peccato del mondo” che il Figlio, divenuto “agnello di Dio” mite, obbediente e offerto, con il dono dello Spirito ha smascherato e sconfitto per sempre (1,29ss).