Collatio Marco 3,31-35

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».

Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

I parenti, partiti da Nazareth per “mettere la mano” su Gesù, che ai loro occhi “è fuori di sè”, ora, dopo la controversia con gli scribi venuti da Gerusalemme, sono finalmente giunti. In testa c’è la madre (che ritroveremo in modo tutto nuovo proprio alla fine del brano), coinvolta in questa spedizione per cercare di mettere la testa a posto a Gesù e ricondurlo a casa. Il vangelo di Luca aprirà un’altra significativa finestra sul rapporto difficile tra la madre e Gesù, che già quando dodicenne aveva fatto perdere le sue tracce a Gerusalemme nel tempio, le aveva dato del filo da torcere («Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, addolorati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro» Lc 2,48-50). Insomma nulla di quel quadretto poetico di perfetta armonia che qualche volta abbiamo in testa… Del resto, sempre in Luca, che pure è il più “romantico” degli evangelisti, Simeone aveva detto a Maria: “Ecco anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35, non certo per prefigurare unicamente la morte del figlio, ma già il dolore di accogliere la parola del figlio che si separa). Anche Giovanni, che farà della madre di Gesù la “donna” che custodisce la testimonianza sia dell’inizio (Gv 2,1-11) che del compimento (Gv 19,25-27) della manifestazione della gloria di Gesù, inscena nei riguardi della madre una delle rispostacce più dure che Gesù dà: “che c’è tra me e te o donna?” (Gv 2,4: il modo più secco e sgarbato per dire “no”!). Ancora più difficile è il rapporto con i fratelli, che Giovanni ci descrive, a differenza della madre (Gv 2,5!), come non credenti in Gesù (Gv 7,5!). Insomma, dopo lo scontro con gli scribi, l’arrivo del drappello di parenti, determinati a far ragionare Gesù, non sembra promettere niente di buono. Ma l’incontro non avviene, almeno non direttamente: in mezzo c’è la folla, radunata attorno a Gesù, che fa da “cuscinetto” di separazione. I parenti rimangono fuori e mandano a chiamare Gesù. Così la folla, seduta attorno a Gesù, da una parte impedisce il contatto, ma dall’altra fa da elemento conduttore: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano!”. Già Pietro, agli inizi, aveva riportato la ricerca di “tutti” quelli di Cafarnao dopo quel primo sabato sera di guarigioni, e Gesù aveva risposto richiamando la necessità di andare altrove a predicare: “per questo sono uscito!”. Anche qui Gesù non si lascia intrappolare. Anzi, osa mettere un punto di domanda su una affermazione della folla che sembrerebbe semplicemente scontata e indiscutibile: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Gesù non è venuto a confermare l’assetto sociale, familiare e religioso del suo mondo, ma a portare un vino nuovo che manda in pezzi i vecchi otri! Metterà molte volte in guardia i suoi discepoli dalla forza pervasiva e ricattatoria che la famiglia può esercitare per chi vuole seguirlo con radicalità, indicando per questo la necessità di essere intransigenti nel separarsi dai parenti per potergli andare dietro. Non vi è in lui traccia di alcun genere di familismo! Quel che nasce con lui è una realtà tutta nuova! Il suo sguardo tutto intorno, che già ci aveva impressionato nella sinagoga di Cafarnao (3,5), ora si rivolge ad uno ad uno su coloro che sono lì, seduti attorno a lui ad ascoltarlo e ad attendere da lui liberazione. Non c’è nessun privilegiato: tutti possono avere accesso alla nuova famiglia di Gesù. Il criterio non è però quello del sangue e della carne, ma unicamente della sintonia con lui nella ricerca della volontà di Dio. “Ecco mia madre e i miei fratelli!”. È bellissimo questo grido di riconoscimento, ma è anche affilatissimo: è l’irruzione, come una spada che trafigge l’anima, della dimensione verticale e irriducibile della sottomissione a Dio dentro una realtà umana e orizzontale che pretenderebbe di possedere Gesù, manipolarlo, ricondurlo dentro le dimensioni acquisite e rassicuranti della tradizione (sociale, familiare e religiosa…). Chiunque fa la volontà di Dio invece lo ritroverà, oltre ogni umano confine, come intimo a lui. Una nuova famiglia è generata da Dio attorno al suo Figlio amato: “costui è per me fratello, sorella e madre!”. Sappiamo quanto questo sia diventato vero, attraverso anche la rinuncia, l’incomprensione e il dolore, vissuti con fede, prima di tutto per Maria.