Collatio Marco 6,6b-13

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri.

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

La risposta di Gesù all’incredulità di Nazareth e al suo tentativo di ricondurlo alle proprie dimensioni chiuse e soffocanti è, ancora una volta (come in 1,14; in 1,35-39; in 3,6-8…), un rilancio. L’orizzonte si amplia, ritrova nuova spinta, anzi coinvolge concretamente coloro che aveva fin dall’inizio chiamati a seguirlo per diventare “pescatori di uomini” (1,17!), che poi aveva scelto, “i dodici”, e portato sul monte “perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (3,14!) e che ora effettivamente invia a due a due. Si rinnova qui la consegna del “potere sugli spiriti impuri” (cfr. 3,15), che sintetizza l’opera affidata di liberazione. Si compie qui il primo grande arco della narrazione del vangelo con la piena incorporazione dei discepoli nella sua missione di annuncio del regno di Dio (da 1,14). Nell’atto di inviarli Gesù insiste sull’importanza del “dress code” dei missionari: del tutto poveri e spogli, semplicemente affidati a Dio e a coloro che li accoglieranno, così come sono. La loro vita insieme (a due a due, numero minimo per la testimonianza) sarà esposta, senza orpelli, senza nulla che possa rappresentare una barriera tra loro e i destinatari del loro annuncio. Non annunceranno se non condividendo il tetto e il cibo, cioè la vita, di quanti li ospiteranno. Sarà vivendo insieme, tra loro e con gli altri, che si genereranno processi di liberazione nella forza del vangelo e del regno di Dio vicino! Solo due “accessori” sono prescritti da Gesù per questo cammino del vangelo: il bastone e i sandali, come durante il pasto dell’agnello pasquale nella notte della liberazione di Israele dall’Egitto: “Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!” (Es 12,11; cfr. At 12,8!). I sandali, calzatura per la festa (cfr. Gdt 10,4 e 16,9), sono anche il segnale della gioia del regno che viene, di cui i dodici sono con Gesù gli annunciatori (cfr. Is 52,7!). Ed ecco una seconda parola, sull’esito positivo o negativo del loro annuncio: nel caso dell’accoglienza dovranno accettare l’ospitalità loro offerta senza cercare “collocazioni migliori”, e nel caso del rifiuto (che certamente incontreranno) di loro e della loro parola (che è un tutt’uno!) dovranno proseguire oltre, testimoniando l’urgenza e la definitività del regno. “Scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”: non dovranno intestardirsi a cercare di convincere a tutti i costi gli altri! Il vangelo corre, libero, e chiede sempre, anzi offre libertà. Nessun ricatto o meschinità deve frenarlo, nessuno spazio ristretto può impantanarlo! Il vangelo di Dio non viene a patti con le nostre mediocrità, con i nostri secondi fini, con i nostri piccoli interessi. O ci si lascia coinvolgere nella sua offerta di vita risanata, liberata, riconciliata, o si rimane con la nostra vecchia rassicurante polvere. Ed ecco la partenza! “proclamarono che la gente si convertisse…” tornano le espressioni che all’inizio del vangelo qualificavano la missione di Gesù (1,14-15.38-39). Una predicazione che chiama a conversione, a cambiare vita, per lasciarsi strappare dal dominio di Satana e avere guarigione: il vangelo della liberazione e della consolazione (l’olio… cfr. Lc 10,34!).