Collatio Marco 10,32-34

Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.

Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».

Si riprende a camminare e ora, per la prima volta, la meta del viaggio è dichiarata: Gerusalemme. La città santa alla quale necessariamente si “sale”, ancor di più se provenienti, come Gesù e i suoi, dalla depressione del Giordano, e quindi passando per Gerico. Si sale soprattutto perché sempre andare a Gerusalemme equivale a presentarsi “davanti al Signore”, al Tempio. Ma qui nell’incedere verso Gerusalemme c’è anche un senso di inquietudine: di là sono giunti gli attacchi a Gesù da parte di farisei e scribi (cfr. 3,22 e 7,1) e quindi andare a Gerusalemme significa avvicinarsi ad una resa dei conti. Gesù è davanti a tutti in questo cammino, con la lucidità, la forza e la libertà di chi va incontro a “quello che sta per accadergli”. I discepoli gli vanno dietro, sgomenti e pieni di paura. Chi è Costui che cammina in modo così sovrano verso Dio e il suo destino? I Dodici sono presi in disparte per una istruzione particolare da parte di Gesù: ci sono delle parole che ancora una volta danno senso a questo cammino misterioso. Cammino non solo di Gesù, ma anche dei suoi discepoli con Lui: “Ecco noi andiamo a Gerusalemme”. In questo salire alla città santa anche loro sono coinvolti. Il destino del Figlio dell’uomo contiene anche il destino dei discepoli, e si immerge nella storia segreta di ogni uomo: “sarà consegnato ai capi…”. Gesù va verso una consegna: certo da parte di Giuda (colui che lo tradì/consegnò), ma più in profondità da parte di Dio stesso (cfr. Rm 8,32!). Da quel momento diventerà l’oggetto di azioni compiute dagli altri, qui descritte dettagliatamente, un “flash-forward” che dà un senso di forte accelerazione alla storia: la condanna a morte, l’espulsione dal suo popolo (“lo consegneranno ai pagani”), la derisione, gli oltraggi, la violenza e infine la messa a morte. Con questo attraversamento terribile nell’ignominia del rifiuto e della morte Gesù diventerà solidale con tutta l’umanità in modo così intimo e definitivo che la sua risurrezione sarà un rialzarsi per tutti. Lo sconcerto impaurito dei discepoli è il riverbero di questo camminare di Gesù, davanti a loro, verso il suo destino, abbracciandolo con piena consapevolezza e nella libertà: un viaggio misterioso dentro la frattura più profonda della storia, perché l’umanità, chiusa e impaurita fino alla morte, sia finalmente afferrata e risollevata a Dio.