Collatio 5-11-2018

Matteo 26,1-5

Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso». 

Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

Entriamo nella Passione di Gesù. E lo facciamo portandoci dentro “tutti questi discorsi”: non solo l’ultimo ampio discorso sull’attesa vigilante della sua venuta e il giudizio, ma tutto l’insegnamento di Gesù che il vangelo di Matteo ha presentato nei suoi cinque grandi discorsi. Alla fine di ogni discorso Matteo ha segnalato la fine con la stessa espressione “terminate queste parole” (7,28; 11,1; 13,53 e 19,1). Ora Matteo li raccoglie tutti: “terminate TUTTE queste parole”. Gesù non ha più nulla da insegnare, ha affidato tutto il suo insegnamento ai discepoli ed è pronto per portare tutto a compimento nella sua pasqua. Gesù ora dirà poche cose: ci sarà qualche dialogo con i discepoli e poi un grande silenzio. Le vicende che saranno narrate avranno come didascalia tutto il vangelo e in particolare i cinque grandi discorsi:
– la vita filiale come proposta alternativa per i discepoli, chiamati ad essere sale della terra e luce del mondo imparando a fare e non solo ad ascoltare le parole con cui Gesù ha indicato loro una esistenza affidata al Padre e che porta a compimento la sua giustizia sovrabbondante nell’amore (il discorso della montagna: capitoli 5-7);
– la missione dei discepoli che con la loro povertà e fiducia porteranno il vangelo di Gesù e la sua pace dando gratuitamente ciò che gratuitamente hanno ricevuto, fino a patire rifiuti e persecuzioni (il discorso missionario: capitolo 10);
– i misteri del regno come segreto del paradosso della presenza piccola e potente dell’amore di Dio nella storia attraverso la presenza di Gesù e della parola del vangelo che giudica e salva (il discorso in parabole: capitolo 13);
– la vita fraterna della comunità dei discepoli come luogo di inizio di realizzazione del regno, con la centralità dei piccoli, della presenza di Gesù nella sua preghiera, della correzione fraterna e del perdono dal cuore (il discorso comunitario: capitolo 18);
– l’attesa della venuta del Signore crocifisso giudice della storia, nella vigilanza fervente della carità operosa (il discorso escatologico: capitoli 24-25).
Gesù entra nella sua passione, che è la passione di tutti i suoi discepoli perseguitati e di tutti gli uomini e le donne schiacciate dal mondo, e vi entra con la signoria e la forza di chi dirige ogni evento futuro verso un compimento di salvezza, di vita e di vittoria. Quell’essere consegnato del Figlio dell’uomo per essere crocifisso è il compiersi di quella parola che ha costellato l’avvicinarsi di Gesù e dei discepoli a Gerusalemme e che ha come fine la risurrezione. Gesù non sarà consegnato se non perché Lui stesso lo vuole e lo decreta con le sue parole. È giunta la sua ora, non quella dei capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo, che, come semplici comparse, nonostante la vuota solennità del loro radunarsi in consiglio, illudendosi di avere il controllo degli accadimenti, non sono in grado neppure di organizzare la cattura nei tempi da loro prefissati. Il loro malvagio piano di catturare e uccidere Gesù si realizzerà, ma non nei loro tempi e secondo i loro progetti. Perché in quell’essere consegnato del Figlio dell’uomo c’è il mistero di una consegna più grande e misteriosa che fa di questa morte il luogo del dono della vita piena. I lettori del vangelo, i discepoli perseguitati e sofferenti, sanno che non sono e non saranno più soli nel loro patire; c’è Lui il Signore con loro, che dispone ogni cosa per il realizzarsi misterioso del regno di Dio e della salvezza, al di là di ogni piano di morte dei potenti di questo mondo.