Collatio 12-11-2018

Matteo 26,36-46

Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».

E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Questa scena “sospesa” ci porta a un passo dal cuore più intimo della Passione: la relazione filiale di Gesù col Padre nell’imminenza della sua morte. È qui che tutta la forza con cui Pietro e i discepoli avevano dichiarato la loro fedeltà fino alla morte, improvvisamente, in un attimo, viene meno. Il resto – l’abbandono, il rinnegamento – sarà solo una conseguenza di questo sonno invincibile. Forse i discepoli potevano essere in grado di morire per il loro “eroe”, ma davanti alla grande tristezza e angoscia di Gesù tutta la “prontezza” del loro spirito “impavido” svanisce. Non si tratta di affrontare nemici esterni, ma la segreta paura dell’abbandono, dell’insignificanza, della strada del fallimento agli occhi del mondo, nell’oscurità dell’anima. Gesù non è semplicemente davanti al calice della sua morte, ma è davanti alla volontà del Padre che gli chiede di vivere questa morte come atto di offerta e di amore per i suoi discepoli, che lo rinnegano e lo abbandonano, per Giuda, che lo tradisce, per il suo popolo, che lo rifiuta e lo mette a morte, per le genti, che lo crocifiggono. Gesù si affida con piena fiducia filiale al Padre. Non rinnega la sua stessa “carne debole” con la prepotenza delle dichiarazioni, ma si getta nelle braccia del Padre amando Lui e la sua volontà di bene. È da questa vigilante, orante, rinnovata fiducia filiale che Gesù attinge quella pace piena che lo farà procedere verso la croce e che lo accompagnerà fino in fondo: “alzatevi, andiamo”. “Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno sia fatta la tua volontà… non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal male”.