Collatio 14-11-2018

Matteo 26,57-68

Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani.

Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».

La scena si apre con due spostamenti verso lo stesso luogo: il palazzo del sommo sacerdote. Uno ha per protagonista Gesù, arrestato e condotto, ma libero; l’altro spostamento riguarda Pietro, che di sua volontà decide di seguire Gesù, ma la curiosità di vedere “la fine” deve fare i conti con la paura che lo costringe a rimanere a distanza. Di quello che succede a Gesù si parla subito, e si compie in tre atti: Gesù silenzioso davanti alle false accuse, Gesù che risponde alla domanda del sommo sacerdote sulla sua identità, Gesù che subisce le vessazioni, le violenze e le irrisioni dei presenti. Forse una pagina più da ascoltare e sentire, che da commentare: la forza di quel silenzio che non si difende, la luce di quella risposta che mostra come il condannato in realtà è già da ora il giudice universale con cui fare i conti, l’umiliazione disumanizzante che si accanisce vigliaccamente su Gesù, come su ogni vittima della storia.