Collatio 23-11-2018

Matteo 27,45-49

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!».

Per tre ore il buio si riprende tutto, il mondo è sospeso, l’oscurità è totale, nulla più avviene. Il cosmo intero trattiene il sospiro, come sull’orlo del nulla. La creazione è come se presagisse che quel che sta per accadere scuoterà il mondo, fino a rischiare di rigettarlo nell’oscurità e nel caos dell’origine. Il grande silenzio di questo tempo, in cui non si vede nulla, prepara il grido di Gesù, che si rivolge, non con parole proprie, delle quali si è già spogliato, ma con le prime parole di quel salmo (già citato in modo blasfemo dagli scherni dei capi sotto la croce), con cui ora porta tutto il senso della sua solitudine radicale davanti a quel Dio, il suo Dio, dal quale si sente ora abbandonato. Ad amplificare questa solitudine il vangelo nota, con amaro realismo, il totale fraintendimento di questo grido da parte dei presenti, come fosse un’espressione di supplica perché Elia venga a consolarlo o a salvarlo, mentre uno di loro offre a Gesù l’aceto per farlo riprendere, o crudelmente allungare la sua agonia. Qui tutto giunge a termine. Anche ogni idea su Dio, ogni spiegazione devota del male e della morte, ogni rassicurazione religiosa. Anche noi, come i presenti che non capiscono, siamo di fronte a questa croce, a questo buio, a questo grido, accettando di non capire, e contemplando Gesù, il Figlio, che sfida la grande oscurità gettando la sua fiducia e il suo ultimo soffio nel Dio che si nasconde, e al quale continua a rivolgersi invocandolo “mio Dio”. Ogni discorso su Dio dovrà da ora fare i conti con questo silenzio, con questa assenza, con questa tenebra, attraversata e riempita da Lui.