Collatio 27-11-2018

Matteo 27,62-66

Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”.

Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

In questo sabato, mentre i discepoli rimangono ancora invisibili e le donne attendono, mentre tutto tace nel sepolcro, i capi dei sacerdoti e i farisei, incuranti del riposo, si rivolgono con sorprendente sollecitudine a Pilato (chiamandolo “Signore”!) per mettersi al riparo da possibili spiacevoli evoluzioni della vicenda, apparentemente appena conclusa. il successo dell’operazione non può rischiare di essere pregiudicata da alcuna leggerezza! Meglio assicurarsi che i discepoli non trasformino la situazione a loro vantaggio, facendo credere, attraverso la sottrazione del corpo di Gesù, ad un adempimento di una sua parola sulla sua risurrezione “dopo tre giorni”. Incuriosisce tutto questo impegno e questa tempestività, soprattutto se paragonata alla inerzia dei discepoli, e sorprende la acribia con cui i capi ricordano le parole che Gesù aveva detto loro sul segno di Giona (12,40!) e alla pertinenza della loro interpretazione. Anche Pietro, durante la passione, aveva ricordato le parole di Gesù, ed erano state per lui motivo di un pianto amaro. Ma i capi, ricordando le parole di Gesù, non prendono neanche in considerazione che potrebbero essere semplicemente vere; anche se la testimonianza di fede fondamentale di Israele è che Dio agisce nella storia, per loro il mondo non è altro che il teatro delle strategie e dei poteri umani. Ora essi, che per la verità attribuiscono ai discepoli più iniziativa e scaltrezza di quanta ne abbiano in questo momento, vogliono solo essere “sicuri”. E ciò che deve essere assicurato è la tomba. Curioso paradosso: vigilare sulla morte perché rimanga essa l’ultima “rassicurante” parola. Gesù fa ancora paura! Ma tutto l’impegno per evitare l’inganno “maggiore”, si trasformerà in una sorta di “certificazione” della risurrezione. Niente può trattenere la potenza di vita nuova con cui Dio risolleva il Figlio obbediente, neppure la vana e ridicola pretesa di “difendere la morte” davanti al Dio della vita.