Collatio 6-12-2018

Giuda 20-25

Voi invece, carissimi, costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.

Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo. A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.

Ora finalmente Giuda arriva a indicare ai suoi destinatari come comportarsi in questo frangente così difficile di prova, a motivo delle false dottrine che si sono infiltrate. Ci sono due atteggiamenti fondamentali, strettamente collegati fra loro. Cosa fare per se tessi e cosa fare per gli altri. Tutto parte, ancora una volta, dalla consapevolezza di essere “amati”, e questo si appoggia su ciò che i cristiani hanno di più prezioso: “la vostra santissima fede”. La fede è “santissima” perché non è qualcosa di santificato da Dio, ma è ciò attraverso cui Dio ci santifica (come diciamo “Santissimo Sacramento”). È su questo fondamento vivente e santificante che siamo chiamati a “edificare noi stessi”, la nostra consapevolezza profonda, le nostre scelte, il senso che abbiamo di noi stessi, di Dio, degli altri, del mondo. Una casa che sta salda perché edificata ogni giorno su parole ascoltate e operate (cfr. Mt 7,24!). Questa edificazione non è volontaristica; è una continua supplica e affidamento grato nello Spirito Santo alla sua azione preveniente nella nostra vita, è nutrita di preghiera. Quindi è umile, non presume di sé, ma sa di doversi custodire nel dono dell’amore di Dio, rimanere in Lui (cfr. Gv 15,1-17). In questo modo possiamo attendere fiduciosamente il Signore che viene, non come giudice implacabile, ma come giudice che ci rivestirà della sua misericordia, perché possiamo entrare nella Vita. È a partire da questa nutrita, vitale, robusta vita spirituale piena di speranza, che è possibile, anzi necessario accostarsi ai fratelli che sono in pericolo a motivo dei falsi maestri, sempre usando misericordia (è la stessa espressione tradotta prima con “siate misericordiosi”, e poi con “abbiate compassione”). È l’unica misericordia che ispira ogni azione verso il fratello e si adatta alla sua condizione concreta. Qui Giuda indica tre situazioni di diversa “gravità”: quelli che sono indecisi per i quali occorre usare misericordia; quelli che stanno cadendo nell’inganno che devono essere salvati con una azione sollecita e decisa, come uno che sta cadendo nel fuoco; quelli infine che sono pienamente caduti nell’inganno dei falsi maestri, per i quali, ancora, occorre usare misericordia, consapevoli della propria debolezza, e quindi con l’attenzione di non lasciarsi coinvolgere nei loro comportamenti (i “vestiti”). Insomma Giuda si limita a indicazioni molto generali, lasciando ai lettori di trovare le strade concrete, ma indicando i due punti fondamentali: prima di tutto la cura per una vita spirituale nutrita, una esperienza cristiana viva, credente, orante, che cresce; e poi una sollecitudine piena di misericordia verso i fratelli che si perdono dietro a proposte ingannevoli di vita cristiana. Non si tratta di antichità cristiane. Papa Francesco con grande chiarezza e fermezza ci ha messo di fronte alle versioni attuali delle due grandi eresie cristiane che sempre insidiano “la nostra santissima fede”: lo gnosticismo e il pelagianesimo. È davvero interessante rileggersi, per esempio, il secondo capitolo della “gaudete et exsultate”, che approfondisce e descrive questi “due sottili nemici della santità” (GE 35-62). Anche noi viviamo, in questo tempo ultimo, l’infiltrazione di “falsi maestri” che falsificano la verità del vangelo, dividono la comunità cristiana, introducono uno sguardo mondano sul santo mistero della chiesa. Per questo ci vuole tanta forza, fermezza e misericordia, a partire da una salda vita spirituale. Ma non dobbiamo temere, né scoraggiarci, né sentire su di noi tutto il peso. È il Signore che può preservarci da ogni caduta e farci “comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia”. A lui, e alla efficacia misteriosa della sua opera nella nostra vita, nella chiesa e nel mondo, affidiamo ogni cosa. Amen.