Collatio 10-12-2018

2 Tessalonicesi 1,5-12

È questo un segno del giusto giudizio di Dio, perché siate fatti degni del regno di Dio, per il quale appunto soffrite.

È proprio della giustizia di Dio ricambiare con afflizioni coloro che vi affliggono e a voi, che siete afflitti, dare sollievo insieme a noi, quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo, insieme agli angeli della sua potenza, con fuoco ardente, per punire quelli che non riconoscono Dio e quelli che non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù. Essi saranno castigati con una rovina eterna, lontano dal volto del Signore e dalla sua gloriosa potenza. In quel giorno, egli verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile da tutti quelli che avranno creduto, perché è stata accolta la nostra testimonianza in mezzo a voi. Per questo preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.

Questa contrapposizione “voi” credenti da una parte e “loro” (coloro che vi affliggono, quelli che non riconoscono Dio, che non obbediscono al vangelo) dall’altra, con relativo annunzio di sollievo e glorificazione per gli uni e giudizio di condanna per gli altri può lasciarci un po’ interdetti… ma forse in queste parole di Paolo c’è più di quello che sembra. La “manifestazione del Signore Gesù” che i discepoli attendono è anticipata da quel “segno del giusto giudizio di Dio” che è lo scandalo del vangelo che si compie attraverso la loro sofferta testimonianza. In gioco c’è un grande decisivo conflitto dentro la storia: la potenza di liberazione nella verità che Gesù, l’inviato del Padre, ha gettato nel mondo con la sua Pasqua, contro i dominatori di questo mondo, gli idoli vani che tengono imprigionato il cuore degli uomini nella menzogna per la loro rovina. Il Vangelo è il luogo di questa liberazione: è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1,16-17!). Il mondo teme questa libertà, e perseguita chi la vive, la testimonia, la predica. Quello che Paolo sta ricordando ai Tessalonicesi è la dimensione profonda di questo conflitto che coinvolge i credenti in prima persona. Nella misura in cui il Vangelo li libera dalle loro schiavitù, dall’asservimento agli idoli del mondo, essi diventano testimoni di una vita diversa, vissuta non più per se stessi, ma nella libertà dell’amore e del servizio a Dio e ai fratelli, una vita sempre più liberata e che lotta per la liberazione degli uomini, e questo smentisce e rende vano il dominio del Principe di questo mondo, che non ha più potere su di essi. È qui che i credenti sperimentano la persecuzione, perché la loro vita è “pericolosa” per il sistema di potere e di controllo del mondo. E per questo Paolo prega per i cristiani di Tessalonica, perché il Signore li renda degni di questa vocazione: essere testimoni della libertà che Gesù dona, nell’obbedienza al vangelo, strappando i credenti in Lui dal potere di Satana. In questo modo, portando a compimento questo “proposito di bene” e l’opera di liberazione e salvezza attraverso la fede, Dio glorifica Gesù nella testimonianza di vita dei credenti, e glorifica i credenti non per l’opera loro, ma per ciò che Gesù stesso ha operato in essi, per grazia. Al cuore della storia e nell’attesa del suo compimento, i cristiani sono chiamati a quella lotta spirituale che attraverso il Vangelo li libera dal male, dalla menzogna, dal peccato e li rende testimoni e operatori di liberazione ovunque gli uomini siano asserviti alle potenze del male. È a partire dai loro cuori liberati che si realizza nel mondo quel regno di Dio che fino all’ultimo giorno, proprio mentre patisce persecuzione, si afferma nella verità, nell’amore, nella mitezza.