Collatio 28-1-2019

Isaia 10,20-26

In quel giorno avverrà che il resto d’Israele e i superstiti della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su chi li ha percossi, ma si appoggeranno con lealtà sul Signore, sul Santo d’Israele. Tornerà il resto, il resto di Giacobbe, al Dio forte.

Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà. È decretato uno sterminio che farà traboccare la giustizia.
Sì, un decreto di rovina eseguirà il Signore, Dio degli eserciti, su tutta la regione.
Pertanto così dice il Signore, Dio degli eserciti: «Popolo mio, che abiti in Sion, non temere l’Assiria che ti percuote con la verga e alza il bastone contro di te, come già l’Egitto. Perché ancora un poco, ben poco, e il mio sdegno avrà fine. La mia ira li annienterà». Contro l’Assiria il Signore degli eserciti agiterà il flagello, come quando colpì Madian alla roccia di Oreb; alzerà la sua verga sul mare come fece con l’Egitto.

Le minacce di giudizio e le promesse di salvezza continuano a intrecciarsi: del popolo non rimarrà che un resto, eppure lo sdegno durerà ancora poco e la potente salvezza di Dio sta per compiersi. Ma in che modo? c’è uno “sterminio decretato” che sembra smentire le promesse che fondano la relazione di Dio con il suo popolo: “anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà”. Il Signore non conferma più la promessa fatta ad Abramo di un popolo numeroso come le stelle del cielo, come la sabbia del mare (cfr. Gen 22,17; 32,13), anzi è deciso a impedirla facendone rimanere solo un resto. Qual è il senso di questo modo di agire di Dio? si realizza qualcosa di terribile, lo “sterminio”, da cui “traboccherà”, uscirà un bene: la giustizia. Come è possibile? Il “decreto di rovina”, che il Signore eseguirà, è reso nella traduzione greca, e poi latina, con una espressione che significa “parola abbreviata, tagliata”. Sembra una parola che non è parola, una parola incomunicabile, misteriosa, indecifrabile, ferita, una parola troppo “breve” per essere compresa. I padri della chiesa hanno letto in questa “parola abbreviata”, la parola della Croce, quella che Paolo chiamerà anche lo “scandalo della croce” (1Cor 1,18-2,16!): un disastro da cui trabocca la giustizia, l’inizio della fine dello sdegno. Il “resto” allora sarà il resto che si fida, che si appoggia sul Santo, su colui le cui vie sono diverse dalle nostre, e nel cui mistero si entra affidandosi umilmente a Lui. Isaia lo aveva contemplato nel tempio, nella sua immensa santità, e nella sua presenza misteriosa e potente sulla terra. Il “resto” è appeso a quella parola “ancora un poco, ben poco”, mentre condivide una croce luminosa avvolta dalle tenebre, segno di una salvezza paradossale, tutta nelle mani di Dio. Non si crederà perché si comprende, ma credendo ci si lascerà guidare nella “nube luminosa” del mistero del Figlio amato, offerto sulla croce.