Collatio 29-1-2019

Isaia 10,27-34

In quel giorno sarà tolto il suo fardello dalla tua spalla e il suo giogo cesserà di pesare sul tuo collo.

Il distruttore viene da Rimmon, raggiunge Aiàt, attraversa Migron, a Micmas depone le sue armi. Attraversano il passo; a Gheba si accampano. Rama trema. Fugge Gàbaa di Saul. Grida con tutta la tua voce, Bat-Gallìm. Sta’ attenta, Làisa. Povera Anatòt!
Madmenà è in fuga. Scappano gli abitanti di Ghebìm. Oggi stesso farà sosta a Nob, agiterà la mano verso il monte della figlia di Sion, verso la collina di Gerusalemme.
Ecco, il Signore, Dio degli eserciti, abbatte i rami con il terrore, le punte più alte sono troncate, le cime sono abbattute. È reciso con il ferro il folto della selva e il Libano cade con la sua magnificenza.

C’è un’oppressione e un giogo estraneo da cui il popolo sarà liberato. Eppure la devastazione avanza con una potenza e agilità che non sembra incontrare alcuna resistenza. Il nemico arriva, come sa bene Gerusalemme, dal nord, ma non si cura neppure di prendere la via più facile e diretta. Il riferimento ai luoghi che attraversa e che si sottomettono o fuggono davanti a lui fa immaginare un percorso accidentato (per esempio il riferimento al “passo”, che sarebbe lo “wadi”, canyon profondo e pericoloso…”), che però il nemico supera con una rapidità impressionante, come un diluvio inarrestabile: tutta la terra sembra sottomessa al suo potere, preda della sua avidità e violenza. Egli non ha nome (la traduzione aggiunge il soggetto “il distruttore”), né descrizione: è una entità unica, personificata (i verbi sono al singolare), quindi ancora più inquietante. È un nemico che diventa un personaggio sovrannaturale, mitico: nulla e nessuno sembra poter opporre alcuna resistenza, come il Principe del mondo, il Satana, o le potenze demoniache che troviamo nel Nuovo testamento. Solo il Signore può intervenire: all’ultimo momento, quando già il nemico, davanti a Gerusalemme, sta sollevando il pugno minaccioso contro la città santa, Il Signore lo annienta, abbattendo “le punte alte… le cime… il Libano cade con la sua magnificenza”. Si manifesta la pretesa di un potere mondano senza limiti, che il Signore finalmente abbasserà, ristabilendo la sua sovranità divina su tutte le pretese umane di dominio universale.