Collatio 4-2-2019

Isaia 13,1-18

Oracolo su Babilonia, ricevuto in visione da Isaia, figlio di Amoz.
Su un monte brullo issate un segnale,
alzate per loro un grido;
fate cenni con la mano perché varchino
le porte dei nobili.

Io ho dato un ordine ai miei consacrati;
ho chiamato anche i miei prodi a strumento del mio sdegno,
entusiasti della mia grandezza.
Frastuono di folla sui monti,
simile a quello di un popolo immenso.
Frastuono fragoroso di regni,
di nazioni radunate.
Il Signore degli eserciti passa in rassegna
un esercito di guerra.
Vengono da una terra lontana,
dall’estremo orizzonte,
il Signore e le armi della sua collera,
per devastare tutta la terra.
Urlate, perché è vicino il giorno del Signore;
esso viene come una devastazione
da parte dell’Onnipotente.
Perciò tutte le mani sono fiacche,
ogni cuore d’uomo viene meno.
Sono costernati. Spasimi e dolori li prendono,
si contorcono come una partoriente.
Ognuno osserva sgomento il suo vicino:
i loro volti sono volti di fiamma.
Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile,
con sdegno, ira e furore,
per fare della terra un deserto,
per sterminarne i peccatori.
Poiché le stelle del cielo e le loro costellazioni
non daranno più la loro luce;
il sole si oscurerà al suo sorgere
e la luna non diffonderà la sua luce.
Io punirò nel mondo la malvagità
e negli empi la loro iniquità.
Farò cessare la superbia dei protervi
e umilierò l’orgoglio dei tiranni.
Renderò l’uomo più raro dell’oro fino
e i mortali più rari dell’oro di Ofir.
Allora farò tremare i cieli
e la terra si scuoterà dalle fondamenta
per lo sdegno del Signore degli eserciti,
nel giorno della sua ira ardente.
Allora avverrà come a una gazzella impaurita
e come a un gregge che nessuno raduna:
ognuno si dirigerà verso il suo popolo,
ognuno correrà verso la sua terra.
Quanti saranno trovati, saranno trafitti,
quanti saranno presi, periranno di spada.
I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi;
saranno saccheggiate le loro case,
violentate le loro mogli.
Ecco, io suscito contro di loro i Medi,
che non pensano all’argento
né si curano dell’oro.
Con i loro archi abbatteranno i giovani,
non avranno pietà del frutto del ventre,
i loro occhi non avranno pietà dei bambini.

Comincia qui una seconda parte del libro di Isaia, che consiste in una serie di oracoli (nove) contro le nazioni: la sovranità di Dio è ristabilita con il castigo nei confronti di quelle nazioni che per la loro superbia si sono rese responsabili di violenze e oppressione, in particolare contro Israele. Il mondo non è un anonimo teatro dove si fronteggiano le potenze umane: il Signore è vindice e guida la storia, anche attraverso i conflitti tra i popoli, verso il riconoscimento della sua regalità, a partire da Israele, sul mondo e sugli uomini. Con grande impatto la prima visione, contro Babilonia, comincia con il radunarsi di un esercito misterioso e terribile, strumento delle sdegno di Dio. Un “frastuono” riempie la terra: è un esercito immenso che compie la collera di Dio verso un popolo arrogante e violento che si è innalzato al di sopra di ogni limite, e che ora è in preda alla paura. La descrizione di questo sgomento è quella di un terrore paralizzante: ci si rende conto improvvisamente che non si può nulla, che si è schiacciati da qualcosa di più grande, che tutto l’orgoglio con il quale ci si era innalzati ora è spazzato via dal senso angosciante del proprio nulla davanti all’inevitabile. Il cosmo intero partecipa di questo sconvolgimento: le stelle, il sole, la luna. Nessuno può resistere davanti alla santo giudizio di Dio: “allora farò tremare i cieli e la terra si scuoterà dalle fondamenta”, non c’è più nulla cui ci si possa aggrappare. Il mondo, la storia, le vicende degli uomini e dei popoli, non sono lasciate a se stesse, abbandonate per sempre all’arbitrio dei potenti, alla violenza e alla prevaricazione dei più forti, al prevalere dell’ingiustizia e del male: c’è un limite, posto da Dio, al quale tutto sarà infine, definitivamente sottomesso, attraverso il suo giusto giudizio, misteriosamente già operante. Il luogo supremo e paradossale di questo imperscrutabile giudizio di Dio, lo riconosciamo nella croce di Gesù, che distrugge il mondo del peccato, offrendo se stesso.