Collatio 25-2-2019

Isaia 23,1-14

Oracolo su Tiro.
Fate il lamento, navi di Tarsis,
perché è stata distrutta: è senza più case.
Mentre tornavano dalla terra dei Chittìm,
ne fu data loro notizia.
Ammutolite, abitanti della costa.

I mercanti di Sidone,
che attraversavano il mare, ti affollavano.
Attraverso le acque profonde
giungeva il frumento di Sicor,
il raccolto del Nilo, che era la sua ricchezza.
Tu eri il mercato dei popoli.
Vergógnati, Sidone,
perché il mare, la fortezza marinara, ha parlato dicendo:
«Io non ho avuto doglie, non ho partorito,
non ho allevato giovani,
non ho fatto crescere vergini».
All’udirlo in Egitto,
si addoloreranno per la notizia su Tiro.
Passate a Tarsis, fate il lamento, abitanti della costa.
È questa la vostra città gaudente,
le cui origini risalgono a un’antichità remota,
i cui piedi la portavano lontano
per fissarvi dimore?
Chi ha deciso questo
contro Tiro, la dispensatrice di corone,
i cui mercanti erano prìncipi,
i cui trafficanti erano i più nobili della terra?
Il Signore degli eserciti lo ha deciso,
per svergognare l’orgoglio
di tutto il suo fasto,
per umiliare i più nobili sulla terra.
Solca la tua terra come il Nilo, figlia di Tarsis;
il porto non esiste più.
Ha steso la mano verso il mare,
ha sconvolto i regni,
il Signore ha decretato per Canaan
di abbattere le sue fortezze.
Egli ha detto: «Non continuerai a far baldoria,
o vergine, duramente oppressa, figlia di Sidone.
Àlzati, va’ pure dai Chittìm;
neppure là ci sarà pace per te».
Ecco la terra dei Caldei: questo popolo non esisteva.
L’Assiria l’assegnò alle bestie selvatiche.
Vi eressero le loro torri d’assedio,
ne hanno demolito i palazzi,
l’hanno ridotta a un cumulo di rovine.
Fate il lamento, navi di Tarsis,
perché è stato distrutto il vostro rifugio.

L’ultimo capitolo di questi “oracoli sulle nazioni” (che abbiamo percorso fin dal capitolo 13) ha come destinatario Tiro e per estensione la Fenicia (Sidone). Si tratta dell’ultima dimensione di potere umano di cui si rivela la fine: Tiro, il grande leader mondiale (del mondo “conosciuto”) del commercio rappresenta la pretesa orgogliosa di dominare il mondo gestendo gli scambi commerciali e arricchendosi con i prodotti dei popoli; “tu eri il mercato dei popoli”. La notizia della disfatta di Tiro coglie tutti impreparati, pieni di stupore e di sgomento: Kittim (Cipro), l’Egitto e perfino il lontano porto di Tarsis (Spagna). Il profeta nel tempio ha conosciuto la santità trascendente di Dio e la sua gloria che riempie la terra: ogni tentativo umano di sostituirsi a questa divina sovranità è destinato a fallire e a attirare su di sé il castigo della distruzione. Solo il Signore “ha steso la mano sul mare”, perché “suo è il mare, Egli l’ha fatto le sua mani hanno plasmato la terra” (Sal 95,5). Tiro e Sidone hanno creduto di poter dominare il mare e di poter affermare il proprio nome con le ricchezze degli altri popoli, evitando la fatica di generare frutto, di allevare e fare crescere, e quindi rimanendo sterile: “io non ho avuto doglie, non ho partorito,
non ho allevato giovani, non ho fatto crescere vergini”. Per questo il castigo di Dio e la fine di questo sistema orgoglioso di mercato sterile, di espansione senza limiti (“i cui piedi la portavano lontano per fissarvi dimore”) e di consumo (“…per svergognare l’orgoglio di tutto il suo fasto …non continuerai a fare baldoria) è anche una chiamata a tornare alla terra, a coltivare, a generare frutto: “solca la tua terra come il Nilo, figlia di Tarsis”. Un lamento, un grido si leva, come una preghiera. Il profeta vede negli accadimenti della storia il passaggio di Dio che guida ogni cosa, riporta l’uomo al suo limite, e ci riapre al senso misterioso, non dominabile o controllabile della nostra vita e della vicende dei popoli. Il mare misterioso e profondo, il mistero di ogni cosa appartengono alla sapienza di Dio alla quale affidarci imparando di nuovo l’umiltà e la giustizia.
Forse, a proposito di mare, terra, profezia, violenza, giustizia, libertà, mistero… vale la pena di riascoltare “Com’è profondo il mare” di L. Dalla.