Collatio 1-3-2019

Isaia 25,1-5

Signore, tu sei il mio Dio;
voglio esaltarti e lodare il tuo nome,
perché hai eseguito progetti meravigliosi,
concepiti da lungo tempo, fedeli e stabili.

Poiché hai trasformato la città in un mucchio di sassi,
la cittadella fortificata in una rovina,
la fortezza degli stranieri non è più una città,
non si ricostruirà mai più.
Per questo ti glorifica un popolo forte,
la città di nazioni possenti ti venera.
Perché tu sei sostegno al misero,
sostegno al povero nella sua angoscia,
riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo;
poiché lo sbuffo dei tiranni è come pioggia che rimbalza sul muro,
come arsura in terra arida il clamore degli stranieri.
Tu mitighi l’arsura con l’ombra di una nube,
l’inno dei tiranni si spegne.

Ecco sorprendentemente sgorgare, dall’angoscia della distruzione, un canto di ringraziamento e di lode, perché in tutto questo “Il Signore degli eserciti regna… risplende la sua gloria”. Il punto di partenza è un dare del “tu” a Dio nella preghiera che è una professione di fede, la più semplice e radicale: “Signore, tu sei il mio Dio!” ed è da qui che si comprende il ringraziamento, come pieno assenso fiducioso a ciò che il Signore compie, anche quando distrugge. Non Ti ringrazio perché compi i miei progetti, realizzi i miei propositi e desideri, ma perché “hai eseguito progetti meravigliosi” che anche non comprendo, o mi fanno soffrire, ma di cui mi fido, perché mi fido di Te. Si può ringraziare perché si dice di sì, profondamente; perché ci si arrende e di si consegna alla sua volontà. C’è una “cittadella fortificata”, che fa di tutto per resistere alla sovranità di Dio, ma che sarà distrutta, e la cui opposizione è inutile e vana come “pioggia che rimbalza sul muro, come arsura in terra arida”. E c’è invece un “popolo forte”, fatto di miseri e poveri, la cui forza è nel Signore, che non hanno una costruzione umana sotto cui ripararsi, ma si affidano alla clemenza del cielo, all’ombra della nube che il Signore non fa mancare, per rifugiarsi dall’arsura della vita. C’è un inno di lode e ringraziamento che rimane, il canto dei poveri, mentre “l’inno dei tiranni si spegne”.