Collatio 28-2-2019

Isaia 24,16-23

Dagli angoli estremi della terra abbiamo udito il canto:
«Gloria al giusto».
Ma io dico: «Guai a me!
Guai a me! Ohimè!».

I perfidi agiscono perfidamente,
i perfidi operano con perfidia.
Terrore, fossa e laccio
ti sovrastano, o abitante della terra.
Avverrà che chi fugge al grido di terrore
cadrà nella fossa,
chi risale dalla fossa
sarà preso nel laccio,
poiché cateratte dall’alto si aprono
e si scuotono le fondamenta della terra.
A pezzi andrà la terra,
in frantumi si ridurrà la terra,
rovinosamente crollerà la terra.
La terra barcollerà come un ubriaco,
vacillerà come una tenda;
peserà su di essa la sua iniquità,
cadrà e non si rialzerà.
Avverrà che in quel giorno il Signore punirà
in alto l’esercito di lassù
e in terra i re della terra.
Saranno senza scampo incarcerati,
come un prigioniero in una prigione sotterranea,
saranno rinchiusi in un carcere
e dopo lungo tempo saranno puniti.
Arrossirà la luna,
impallidirà il sole,
perché il Signore degli eserciti regna
sul monte Sion e a Gerusalemme,
e davanti ai suoi anziani risplende la sua gloria.

Il profeta vede la fine di ogni cosa. Inutile cantare la buona sorte del giusto, perché tutto e tutti saranno travolti. “Guai a me!”: il lamento ripetuto del profeta (che può essere tradotto anche con “il mio segreto è per me!”) sembra riferirsi ad un futuro troppo difficile e doloroso per essere svelato, e troppo invasivo perché qualcuno possa scampare. In ogni modo, ciò che si sperimenta non è altro che perfidia e tradimento. Ma non sarà né la nostra giustizia né la nostra scaltrezza a farcelo evitare. Ogni abitante della terra sarà colpito, in un modo o nell’altro: “terrore, fossa e laccio!”. Chi crederà di essere così accordo da fuggire al momento dell’allarme, proprio così andrà diritto in una fossa; e chi avrà la forza di uscire dalla fossa, sarà facile preda del nemico. Si aprono le cateratte del cielo, come in un nuovo terribile diluvio, ma questa volta anche le fondamenta della terra saranno sconvolte! La terra si spezzerà, si sbriciolerà, crollerà; e se sembra ancora reggersi è solo un’illusione: come un ubriaco che da un momento all’altro cade, o una tenda spazzata via dal vento del deserto. Ciò che la farà andare in pezzi non sarà un intervento di Dio “dal di fuori”, ma il peso importabile del suo stesso peccato, che la farà schiantare senza più rimedio. Il profeta vede con chiarezza ciò che gli altri non possono vedere, non osano riconoscere. C’è un tempo, di fronte allo sgretolarsi di tutto, in cui appare in tutta la sua stoltezza il patetico tentativo di smarcarsi dagli altri, di convincersi di essere migliori o più furbi, di porre una ragionevole distanza tra sé e la volgarità o stupidità della “gente”. Ma siamo sulla stessa barca che affonda per propria colpa, e il profeta non vuole, non può distrarci con vuote illusioni. C’è un mondo che finisce, il mondo che conosciamo, e a nulla vale una pretesa purezza dalla corruzione del mondo, la capacità di sfuggire o la forza di rialzarsi. L’esercito celeste, il sole e la luna, gli orizzonti e i punti di riferimento, tutto è sconvolto; neppure i “re della terra” potranno scampare. Il Signore, lui solo regna, e a Lui solo appartiene la gloria. La salvezza si compirà attraverso e dentro una grande distruzione. Ecco il segreto terribile del profeta.