Collatio 8-3-2019

Isaia 27,2-5

In quel giorno la vigna sarà deliziosa:
cantàtela!
Io, il Signore, ne sono il guardiano,
a ogni istante la irrigo;
per timore che la si danneggi,
ne ho cura notte e giorno.

Io non sono in collera.
Vi fossero rovi e pruni,
muoverei loro guerra,
li brucerei tutti insieme.
Oppure si afferri alla mia protezione,
faccia la pace con me,
con me faccia la pace!

Dopo il castigo per la vigna ingrata, capace solo di produrre il frutto amaro dell’ingiustizia e della violenza, e per questo votata alla distruzione (cfr. 5,1-7), verrà il tempo in cui si potrà cantare un nuovo canto per una vigna totalmente rinnovata, finalmente in grado di produrre l’uva dolce e deliziosa della giustizia e della pace. Questa volta il Signore non descrive più se stesso come un padrone, che “possiede” una vigna, ma come un umile “guardiano”, premuroso e infaticabile, che la irriga “a ogni istante” (cfr. invece 5,6), consapevole della fragilità indifesa del suo popolo, e della necessità di curarsene continuamente “giorno e notte”. Ed ecco l’annuncio più grande: “Io non sono in collera!”. Se vi fossero “rovi e pruni” non sarebbero il segno di un triste abbandono da parte di Dio (cfr. 5,6), ma l’occasione per una rinnovata azione di liberazione del Signore perché la vigna non riceva danno. Certo la vigna dovrà corrispondere a questa umile cura di Dio, afferrandosi con tutte le forze alla sua protezione; il popolo è chiamato a rispondere al grido accorato, alla supplica del Signore: “faccia la pace con me, con me faccia la pace!”. Come il padre misericordioso della parabola che esce a pregare il figlio maggiore che non vuole entrare alla festa (Lc 15,28), come la supplica degli apostoli attraverso i quali Dio stesso esorta: “lasciatevi riconciliare!” (2Cor 5,20).