Collatio 30-3-2019

Isaia 33,14-16

A Sion hanno paura i peccatori,
uno spavento si è impadronito dei malvagi.
Chi di noi può abitare presso un fuoco divorante?
Chi di noi può abitare tra fiamme perenni?

Colui che cammina nella giustizia e parla con lealtà,
che rifiuta un guadagno frutto di oppressione,
scuote le mani per non prendere doni di corruzione,
si tura le orecchie per non ascoltare proposte sanguinarie
e chiude gli occhi per non essere attratto dal male:
costui abiterà in alto,
fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio,
gli sarà dato il pane, avrà l’acqua assicurata.

Sion è il luogo della presenza infuocata di Dio, della sua santità e della sua gloria. È il luogo dell’Innalzato, oltre ogni ingiustizia e violenza, oltre ogni empietà e peccato, impurità e menzogna. È davanti a Lui che scopriamo la nostra tenebra, la nostra indegnità radicale, il nostro peccato. Isaia lo sa bene, è l’esperienza fondamentale che fa di Dio e di sé stesso davanti a Lui (Is 6,1-7!). Abitare presso il Signore significa imparare la giustizia, camminare con cuore retto e sincero, non lasciarsi sedurre e contaminare dal male, fin nel profondo del nostro cuore. Il fine non è “divenire giusti”, ma abitare in alto (cfr. 33,5!) presso di Lui, fiamma perenne senza la quale chi è stato “acceso” non può più vivere; trovare in Lui la roccia su cui edificare, ricevere come figli il pane e l’acqua della vita e della condivisione. “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’oblazione secondo giustizia” (Mal 3,1-3). Che cos’è questo fuoco divino che purifica? Le fiamme perenni presso le quali nessuno può abitare se non si lascia purificare per la giustizia (Es 3,1-6), sono le fiamme dell’amore: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct 8,6-7). Il Signore innalzato è infine Gesù, inchiodato sulla croce: è in quell’uomo crocifisso che contempliamo la manifestazione suprema e il dono definitivo dell’amore santo di Dio, delle sue “fiamme perenni” che solo chi ama può accogliere e intendere, perché se ne lascia toccare e purificare. “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro” (1Gv 3,1-3).