Collatio 2-4-2019

Isaia 34,1-4

Avvicinatevi, nazioni, per udire,
e voi, popoli, prestate ascolto;
ascolti la terra e quanti vi abitano,
il mondo e quanto produce!

Poiché il Signore è adirato contro tutte le nazioni
ed è sdegnato contro tutti i loro eserciti;
li ha votati allo sterminio, li ha destinati al massacro.
I loro uccisi sono gettati via,
si diffonde il fetore dei loro cadaveri;
grondano i monti del loro sangue.
Tutto l’esercito celeste si dissolve,
i cieli si arrotolano come un libro,
tutto il loro esercito cade
come cade il pampino dalla vite,
la foglia avvizzita dal fico.

La sentenza di condanna a cui tutti sono convocati è un terribile verdetto di morte. Tutti devono mettersi in ascolto, non c’è vivente né frutto sulla terra che possa resistere. Tutto ciò che il mondo genera e produce è ugualmente destinato allo sterminio, e a nulla valgono gli eserciti e le umane potenze. Cade il velo sull’esistenza mortale, non c’è sepoltura, l’esito fatale è sotto gli occhi di tutti, e l’odore di morte non può più essere coperto. La schiera celeste del sole, della luna e della stelle, speranza idolatrica delle nazioni pagane, mostra tutta la sua fragilità e inconsistenza e il cielo stesso si riavvolge; gli astri crollano come foglie avvizzite della vite e del fico, triste memoria di una speranza di vita e di gioia ingannevole e perduta. Eppure il Signore parla, e anche se la sua parola è condanna delle nostre idolatrie, delle nostre pretese e delle nostre false speranze, e ci mette davanti impietosa il nostro destino di morte, è parola rivolta a noi, una parola cui affidarci con abbandono filiale, una parola che infine non potrà essere che parola di salvezza e di vita. “Avvicinatevi, nazioni, per udire, e voi, popoli, prestate ascolto”.