Collatio 4-4-2019

Isaia 35,1-10

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.

Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.
I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli
diventeranno canneti e giuncaie.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa;
nessun impuro la percorrerà.
Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere
e gli ignoranti non si smarriranno.
Non ci sarà più il leone,
nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà.
Vi cammineranno i redenti.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

Alla fine di questa prima parte, Isaia, dopo averci fatto attraversare pagine anche dure e tenebrose di castigo e di angoscia, ci regala un testo pieno di luce e di speranza, compendio della dimensione finalmente salvifica della sua profezia, come sarà particolarmente sviluppata nella seconda parte del libro. Il deserto e la terra arida, ora lo sappiamo, non sono una generica metafora della desolazione: sono l’esito di morte dell’orgoglio e del peccato, dell’abbandono di Dio e della sua giustizia, della folle e ingannevole fiducia nell’autosufficienza del potere umano. Il profeta ci ha mostrato senza pietà fino a che punto di desolazione e di morte può giungere il cammino arrogante dell’uomo che si innalza contro Dio e contro i poveri del suo popolo. Ma una terra devastata e resa sterile dal peccato non è l’ultima parola. Il castigo di Dio si apre ad un nuovo inizio di vita; “tutta la terra è piena della sua gloria” (Is 6,3) e non c’è deserto che non possa tornare ad essere giardino. C’è bisogno di uomini e donne che credono alla promessa di Dio, che si affidano a Lui, che vedono la sua gloria, anche se in mezzo all’esperienza del deserto e della morte. Sì è vero, le nostre mani sono fiacche perché si sono affaticate senza il Signore in opere inutili in cui ponevamo la nostra fiducia; le nostre ginocchia vacillano, dopo aver percorso orgogliosi i nostri sentieri lontano da Lui ed esserci ritrovati lontani, soli e in terra inospitale; i nostri cuori si sono smarriti, dopo aver creduto a false speranze e promesse ingannevoli, ed essere rimasti vuoti e delusi. Ed è proprio a noi, che abbiamo sperimentato le amare conseguenze del peccato, che è rivolta una parola di speranza nuova, non più menzognera: “coraggio, non temete!”, perché non è più su di noi o su risorse umane che poniamo la nostra fiducia, ma ora solo sul Signore e sulla sua salvezza. È così che si aprono gli occhi, e vediamo tutto in modo nuovo, e si aprono le orecchie, e ascoltiamo la sua voce. Il giardino è un dono di Dio, non una produzione umana, eppure convoca tutte le nostre forze, c’è bisogno di rendere forti le mani e salde le ginocchia, lo zoppo può saltare e il muto gridare di gioia, perché verso questa terra di nuovo fecondata da Dio e regalata ad una umanità salvata c’è una via tutta da percorrere! “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Ci è donata una strada per la quale c’è bisogno di occhi e orecchie aperti per vedere il Signore che viene e per ascoltare la sua voce, mani robuste e ginocchia salde per fare la sua opera e per camminare con vigore, e una lingua che sappia gridare di gioia. Il giardino è di nuovo aperto per una umanità che torna al Signore, e che camminando per questa via santa si lascia purificare da ogni sfiducia, arroganza e peccato. Un cammino protetto e custodito da Dio, lontano da ogni insidia; un cammino di ritorno a casa, che già si riveste e pregusta la gioia di una festa senza fine.