Collatio 25-5-2019

Ebrei 8,1-6

Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito.

Ogni sommo sacerdote, infatti, viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire. Se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la Legge. Questi offrono un culto che è immagine e ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu dichiarato da Dio a Mosè, quando stava per costruire la tenda: «Guarda – disse – di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte. Ora invece egli ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse».

La lettera agli Ebrei ci tiene e sottolinearlo… ecco il punto decisivo di tutto il discorso che stiamo facendo: noi abbiamo Gesù! Proprio per il fatto di essere morto per noi ed essere stato liberato dalla morte per una vita nuova, risorta e intramontabile, è ora pienamente e definitivamente “per noi”, assiso alla destra di Dio, come garanzia di benedizione e di grazia per la nostra vita in attesa di essere riuniti con Lui, presso il Padre, nei cieli. Proprio così iniziava il nostro Salmo 109 citato fin dal primo capitolo: “Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi” e poi più avanti continuava: “a te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato. Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedek”. Noi “abbiamo Gesù” proprio perché è per sempre presso Dio, Lui il Figlio, come “sommo sacerdote” per noi. Ma il suo servizio “sacerdotale” non ha nulla a che fare con la liturgia dei sacerdoti leviti (“se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote!”): Gesù è entrato nel santuario celeste, nella “vera tenda” di cui la tenda edificata per ordine di Dio da Mosè nel deserto era solo un’immagine! Il passaggio è dal rito alla vita, dalla liturgia “rappresentativa” alla esistenza offerta! Il santuario è il mondo intero rinnovato, edificato da Dio, è il “cielo” cioè “ciò che rimane”, oltre e dentro le vicende, la storia, le parole, gli inganni, le ombre, la “scena” di questo mondo, di cui fa parte anche la tenda edificata da Mosè, la liturgia, i riti, i simboli. In Gesù tutto si compie ed è sostituito, come la crisalide di una farfalla. In Lui anche noi siamo chiamati a passare dall’immagine alla verità, dal racconto e dai simboli ad una vita realmente trasformata nella luce e nell’amore di Dio “secondo il modello che è stato mostrato sul monte”: “venne uno dei sette angeli… e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio” (Ap 21,9-10).