Collatio 27-5-2019

Ebrei 8,6-13

Ora invece egli ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse. Se la prima alleanza infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra.

Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice:

Ecco: vengono giorni, dice il Signore,
quando io concluderò un’alleanza nuova
con la casa d’Israele e con la casa di Giuda.
Non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri,
nel giorno in cui li presi per mano
per farli uscire dalla terra d’Egitto;
poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza,
anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore.
E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele
dopo quei giorni, dice il Signore:
porrò le mie leggi nella loro mente
e le imprimerò nei loro cuori;
sarò il loro Dio
ed essi saranno il mio popolo.
Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
né alcuno il proprio fratello, dicendo:
«Conosci il Signore!».
Tutti infatti mi conosceranno,
dal più piccolo al più grande di loro.
Perché io perdonerò le loro iniquità
e non mi ricorderò più dei loro peccati.

Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antica la prima: ma, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a scomparire.

La prima alleanza imperfetta aspira ad un nuovo mediatore, che possa sancire tra Dio e il suo popolo un’alleanza nuova, cioè definitiva e incrollabile, in vista di promesse che siano all’altezza del progetto di Dio per noi e del nostro più profondo anelito. È questa attesa, questo gemito di tutta l’umanità che la prima alleanza raccoglie, nella consapevolezza della nostra radicale fragilità, impotenza, corruzione. Solo Gesù può essere “mediatore tra Dio e gli uomini” (1Tm 2,5!), perché come “sommo sacerdote misericordioso e degno di fede” (2,17) è pienamente unito all’umanità e pienamente fedele a Dio, Lui che “ha dato se stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone” (Tt 2,14). Qui la lettera agli Ebrei fa una lunga citazione del profeta Geremia, la più lunga citazione delle Scritture nei testi del Nuovo Testamento. È attesa un’alleanza nuova, che superi l’alleanza antica, fondata sulla giustizia, sempre minacciata e infranta dal peccato e dalla infedeltà del popolo. Solo il Signore può stringere con il suo popolo una alleanza nuova, che trasformi la mente e il cuore, e possa consentire una piena unità di intenti tra Dio e il suo popolo: una alleanza che realizzi una piena conoscenza di Lui in tutti: “io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati”. Solo la potenza del suo perdono può trasformare il cuore e realizzare una alleanza di vera comunione. Ecco la “migliore promessa” di cui avevamo bisogno! La “prima” alleanza è lì, “prossima a scomparire”, come noi, per ricordarci che non possiamo fondarci sulla nostra giustizia, ma solo accogliere e lasciarci purificare e trasformare dalla giustizia che viene da Dio, cioè la sua misericordia e il suo perdono. “Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,24-28). Questa è la rivoluzione di Gesù e del Cristianesimo: il Signore viene a rinnovare il mondo trasformando il nostro cuore con quell’esperienza di creazione nuova che è il perdono.