Omelia per la Festa della Visitazione in Cattedrale

“Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne!”

Si potrebbe tradurre:

“Benedetta nelle donne!

Speriamo di non accogliere solo un’ideale di donna con l’immagine di Maria in visita ed in ascolto della città! La Speranza è che possiamo fiduciosamente credere che anche le donne concrete e reali che abbiamo accanto e sono nel mondo, portano il Bene e portano un annuncio di Dio, il suo Spirito”.

Così domenica scorsa suor Maria Chiara scriveva sul Carlino, nella sua rubrica settimanale “la tredicesima porta”. Sì è così: non si tratta qui di un ideale, ma di tutta la palpitante concretezza con cui la giovane Miriam, di un oscuro paesino di Galilea si lascia muovere dallo Spirito di Dio e tutti contagia. Corriamo sempre il rischio, con pratiche purtroppo ancora così clericali e maschiliste, di fare di Maria “un’icona”, per l’appunto, di donna e quindi poi di non vedere “le donne concrete e reali che abbiamo accanto”.

È tornando a contemplare Maria, così com’è, che scopriamo qual è il volto di donna di tutta la Chiesa.

Papa Francesco ha indicato alla nostra chiesa italiana tre parole per un vero rinnovamento: umiltà, disinteresse, beatitudine. Ed è bello oggi contemplare questo in Maria e poterlo chiedere a Dio per noi anche attraverso la sua intercessione: l’umiltà, di lei che non si tira indietro, perché sa di non contare nulla per il mondo ma sa anche che il Signore ha volto lo sguardo proprio alla sua piccolezza; il disinteresse, di lei che non vive per se stessa ma si consegna interamente, come serva del Signore, al movimento del suo amore; la beatitudine di lei, che tutte le generazioni chiameranno beata, cioè la sua gioia perché ha creduto non al realizzarsi dei suoi sogni, ma al compiersi della parola di bene che le era stata detta. E allora oggi, mentre la vediamo correre dall’anziana sterile cugina Elisabetta per contemplare la fedeltà del Signore e magnificare il suo nome, mentre assistiamo a questo mirabile incontro di donne, che fa esplodere la gioia e mostra il paradossale agire di Dio che sceglie ciò che non è nulla per renderlo luogo della sua liberazione e salvezza, oggi ci accorgiamo, in tutte le nostre vane ostentazioni, meschinità e tristezze, che abbiamo bisogno proprio di questo volto di donna, di questi occhi di donna, che sanno vedere il Regno che per la misericordia di Dio già si realizza dentro l’ingiustizia della storia, il dramma degli umili, degli affamati, degli ultimi, schiacciati dai superbi e dai potenti, ma scelti da Dio: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome:  di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi”.

È questo il volto, sono questi gli occhi immensi e sconvolgenti che ci spogliano e ci accolgono allo stesso tempo. È il volto di cui abbiamo un segno mirabile su questa antica icona di Maria che veneriamo. Oggi, qui davanti alla venerata immagine della B. V. Maria di San Luca, ci lasciamo invadere da questo volto, perché possiamo tornare a noi stessi, al nostro stesso volto, deturpato dal peccato ma che ancora riflette l’immagine di Dio, perché possiamo tornare a ciò che siamo davvero, a ciò cui siamo chiamati: umiltà, disinteresse, beatitudine. Vedete: tutto si svolge nella scena ordinaria della casa di Zaccaria, dove nella semplicità di una visita e di un saluto tutto già, tra queste due donne, si compie. Volti e occhi che sanno riconoscersi e vedere. E una voce: La semplice voce di un saluto. “Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”. Eppure quella voce smuove tutto il mondo che Elisabetta ancora custodisce nel segreto del suo grembo. Una voce che tocca e che muove, non per strategia di comunicazione, ma perché è la voce di Colei che si è lasciata toccare e che si è messa, concretamente, in cammino.

Abbiamo bisogno ancora di questo volto, di questi occhi, e di questa voce.

Come dice lo Sposo del Cantico: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro”.

Abbiamo bisogno del suo volto e della sua voce.

Ma abbiamo bisogno anche che il volto di Maria faccia emergere e renda riconoscibile il volto concreto di tante donne nella nostra chiesa e nella nostra città; abbiamo bisogno che la voce di Maria incoraggi e faccia risuonare con forza la voce di tante donne nella nostra chiesa e nella nostra città. Perché abbiamo bisogno che si rinnovi il miracolo della visita, abbiamo bisogno di essere rigenerati in quell’umiltà, disinteresse e beatitudine che ci danno occhi per vedere la presenza di Dio non in ciò che è grande per il mondo, ma in ciò che è piccolo e disprezzato: nei particolari, nelle sfumature, nei gesti e nell’ordinarietà di un saluto, nella concretezza delle nostre relazioni così come nella quotidianità delle nostre case, dove si nasconde a volte un dolore, un’attesa, una malattia, una sorpresa, una nascita. Abbiamo bisogno della voce di tante donne che sappiano toccare in profondità, con la sapienza di chi sa muoversi non a partire dal di fuori o dalle teorie, ma “dal grembo”, da quell’intimo movimento vitale che è principio di nuova generazione. Ascoltiamo ancora suor Maria Chiara: “Di fatto ancora non ci fidiamo delle donne, della loro vulcanica energia, del loro procedere ondeggiante ed eclettico, del loro affetto eccedente e squilibrato”.

E allora ci affidiamo a Maria, e affidiamo le nostre case, le nostre comunità, la nostra chiesa, la nostra città.

Concludo ancora con una citazione di suor Maria Chiara:

“Per cantare con Maria “di generazione in generazione mi chiameranno beata!”, oltre le pigrizie e le rigidità, c’è da immergersi nel fiume impetuoso e insondabile della sua luminosa ed aperta femminilità che arriva dove non si può e non si deve spinta dallo Spirito dell’Amore”.