Collatio 1-6-2019

Ebrei 9,15-22

Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

Ora, dove c’è un testamento, è necessario che la morte del testatore sia dichiarata, perché un testamento ha valore solo dopo la morte e rimane senza effetto finché il testatore vive. Per questo neanche la prima alleanza fu inaugurata senza sangue. Infatti, dopo che tutti i comandamenti furono promulgati a tutto il popolo da Mosè, secondo la Legge, questi, preso il sangue dei vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo, asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: Questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha stabilito per voi. Alla stessa maniera con il sangue asperse anche la tenda e tutti gli arredi del culto. Secondo la Legge, infatti, quasi tutte le cose vengono purificate con il sangue, e senza spargimento di sangue non esiste perdono.

In greco una sola parola viene resa in italiano sia con “alleanza” che con “testamento”; e così è più difficile per noi cogliere il senso del discorso. Parlando di “prima alleanza” e “alleanza nuova”, ora la Lettera agli Ebrei fa notare che l’alleanza-testamento è un patto che riguarda il futuro, e che prende vigore nel momento in cui chi lo ha concluso muore. Questo fa fare una riflessione sul rapporto che c’è tra “alleanza” e “sangue”: quale sangue? Il passaggio dalla prima alla alleanza nuova rifguarda proprio questo: non più “sangue di vitelli e capri”! E qual era il senso di questo “spargimento di sangue”? Prima di tutto esprimere che Dio e il suo popolo si appartengono, sono “consanguinei”: “voi sarete mio popolo e io sarò il vostro Dio”; tutto è asperso con lo stesso sangue: il libro delle Parole di Dio, il popolo, la tenda e tutti gli arredi. Tutto questo si compie in Gesù, che “poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe” (2,14). Poi l’aspersione del sangue ha un significato di purificazione: l’offerta del sacrificio purifica le mani sporche del sangue del fratello. Si sparge il sangue della vittima, per chiedere perdono per tutte le vittime della nostra violenza: “liberami dal sangue, Dio , Dio della mia salvezza!” (Sal 50,16). Dio non vuole i nostri sacrifici, tanto meno è “placato” dallo spargimento di sangue (cfr. Gen 22!). Il sacrificio è memoria della nostra violenza, che chiede di essere purificata.