Collatio 12-7-2019

Giovanni 1,19-28

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».

Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

La testimonianza di Giovanni è voce del grido di Dio che prima di tutto dice “no”, alle aspettative, alle pretese, alle ristrette categorie umane, anche religiose. Giovanni sa prima di tutto di non essere: “io non sono”. Nel vangelo risuonerà più volte sulla bocca di Gesù l’espressione “Io sono”, come la voce di Dio a Mosè nel roveto (Es 3,13-14!); solo lui può dirlo! Giovanni può solo dire “io non sono” (v. 21), “non sono” e “no” (v. 22). E anche quando infine gli viene chiesto “cosa dici di te stesso”, la risposta è senza il verbo “essere”: “io voce di colui che grida…”. La testimonianza di Giovanni ha dunque le sue radici in quel deserto dove ha udito il grido di Dio: “raddrizzate la via del Signore!”. Nel deserto, dove Dio ha parlato al suo cuore (Os 2,16), Giovanni ha inteso che questo è il comando gridato da Dio al suo popolo, e ne è diventato semplicemente voce, eco. E la voce di Dio che risuona manda in pezzi ogni umana pretesa, ogni conoscenza precedente, ogni tentativo di inscatolare l’agire di Dio in categorie religiose e di potere: Giovanni non è il Messia, non è l’Elia che torna, non è il profeta atteso… Semplicemente: Dio parla, e anche quando ci risponde in realtà trascende le nostre domande. Davanti a Dio che parla l’uomo è chiamato ad ascoltare, a riconoscere la veracità di Dio e la propria menzogna, la propria lontananza: “raddrizzate la via del Signore!”. Giovanni apre le nostre orecchie, ci mette in ascolto di Dio che parla e con il suo battesimo ci lava, ci apre gli occhi perché riconosciamo una presenza misteriosa: “in mezzo a voi sta colui che voi non conoscete”. Non si potrà dire nemmeno di Gesù che è il Cristo, se non accettando di non conoscerlo, che è un’altra cosa, che con Lui c’è da imparare tutto daccapo. Gesù non sarà semplicemente l’atteso dei Giudei. Non sarà nemmeno semplicemente ciò che noi attendiamo. È il mistero della presenza in mezzo a noi del Risorto (cfr. 20,19.26), del Verbo eterno che il mondo non ha conosciuto, del Figlio che è nel seno del Padre. Giovanni lo indica presente, e come colui che viene. Di lui non è degno (ancora una volta Giovanni dice “io non sono”) “di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questa espressione di umiltà suona molto simile ma un po’ diversa da quella che conosciamo negli altri vangeli, dove Giovanni dice di non essere degno di chinarsi per “sciogliere il legaccio dei suoi sandali” (Mc 1,7): è come dire che non è degno neppure di essere suo servitore, pronto a lavargli i piedi. Qui il Vangelo di Giovanni mette in bocca al Battista la stessa espressione, ma al singolare “il legaccio del sandalo”. Sembra un riferimento alla storia di Rut (madre del nonno del re Davide, ricordata nella genealogia di Gesù… cfr. Mt 1,5!) che narra di come Obed acquisti il diritto di riscatto sul terreno e sulla vedova di Elimelec (Rut appunto, di cui Obed si è innamorato) ricevendo il sandalo che il parente più prossimo (l’avente di diritto) si scioglie e consegna come gesto ufficiale di rinuncia (cfr. Rut 4,7-8!). Forse qui, con questa piccola variazione, il Vangelo sta alludendo a ciò che si dirà più avanti: Gesù è “l’avente diritto”, lo sposo cui la sposa appartiene da sempre, come Giovanni riconosce (cfr. 3,29-30!). Tutto questo avviene “in Betania, al di là del Giordano”: non un posto qualsiasi. Giovanni, il “no” di Dio, ci mostra che siamo ancora di là dal Giordano, fuori dalla promessa, e che vi entriamo solo attraverso una rinnovata conversione al Signore, rinunciando alle nostre pretese e ascoltando Lui che parla, aprendoci alla consapevolezza della presenza nuova e sconosciuta, oltre ogni schema scontato, di “Colui che viene dopo”, lo sposo cui apparteniamo e al quale nessuno può strapparci.