Collatio 18-7-2019

Giovanni 2,13-25

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

La prima salita di Gesù a Gerusalemme in occasione della Pasqua è immediatamente diretta al tempio. Diversamente dagli altri evangelisti (che narrano una sola definitiva salita da parte di Gesù a Gerusalemme compiuta al termine del racconto del vangelo, e quindi l’episodio della “purificazione del tempio” è alla fine del ministero di Gesù) per Giovanni questo ingresso di Gesù nel tempio è una sorta di presentazione del senso di tutto il suo ministero futuro. La cacciata dei mercanti equivale ad una pretesa: questa è la casa del Padre mio! Qui nel tempio per la prima volta Gesù definisce Dio il “Padre suo” (cfr. Lc 2,49!), e quindi rivendica il diritto di prendere possesso della sua casa, annunciando il tempo in cui finalmente le profezie si compiono e il tempio, anzi tutta Gerusalemme purificata dal peccato e santificata diviene pienamente casa di Dio e casa di tutti i popoli (cfr. libro del profeta Zaccaria). Gesù è venuto a realizzare il compimento di questa alleanza che tutto lo zelo, l’amore geloso di Dio per il suo popolo, richiede. E’ lo zelo che, come dice il salmo e i discepoli ricordano, divora il credente. Ma qui è Gesù che è, anzi, “sarà” divorato (con una significativa correzione al futuro…!): il suo amore per la “casa di Dio” lo porterà a consumare tutto se stesso sulla croce. E’ così che Gesù si presenta giungendo a Gerusalemme ed entrando nel tempio. E qui, in questa prima manifestazione davvero pubblica, Gesù fa anche il suo primo incontro con questo personaggio un po’ misterioso del Vangelo, i “Giudei”, che impareremo a conoscere. Sono loro a domandare a Gesù di manifestare un segno per accreditare questa pretesa sul tempio. E il segno è questo: il tempio che voi distruggerete con i vostri peccati, io lo farò risorgere in un tempo brevissimo! Alla luce della morte e risurrezione di Gesù i discepoli s ricorderanno di queste parole, e comprenderanno che egli parlava del suo corpo: è quello il tempio che sarà distrutto, ma che egli farà risorgere in tre giorni. I Giudei rispondono con ironia e disprezzo alle parole di Gesù. Solo i discepoli sono in grado di custodire nel cuore e di attendere il momento in cui la loro fede diverrà nuova comprensione del messaggio delle Scritture sulla base delle parole e della Pasqua di Gesù. I segni di Gesù sono manifestazione di questa presenza della vita e della luce di Dio nella sua carne. E questo, dice il vangelo, spinge molti alla fede. Ma Gesù “non si fidava di loro”: è una fede ancora acerba questa, che ha trovato nei segni di Gesù la conferma delle proprie attese messianiche politiche. Gesù lo sa. Non si lascia condurre dalle pretese umane, ma solo dalla volontà di salvezza e di vita del Padre suo.