Collatio 19-7-2019

Giovanni 3,1-8

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui».

Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Gesù “conosceva quello che c’è nell’uomo”, avevamo letto nel versetto subito precedente (2,25), ed ecco affacciarsi un “uomo” concreto: “c’era appunto un uomo, tra i farisei, di nome Nicodèmo…”. Cosa c’è dunque in questo uomo, Nicodèmo? L’incontro notturno, personale e riservato, con Gesù è l’occasione per scoprirlo, e quindi anche per comprendere come mai Gesù non si fidava di coloro che erano stati indotti alla fede in Lui “vedendo i segni che egli compiva” (2,23-25). Sono i segni con cui Gesù già da ora esprime ciò che si compirà pienamente solo con la sua morte e risurrezione: il tempio che voi distruggete lo farò risorgere in tre giorni. Sono i segni di questa vittoria della luce sulle tenebre, del bene sul male, della grazia sul peccato, dell’amore sull’odio; sono i segni che accompagnano tutta la vita e l’opera di Gesù: il continuo rialzare ciò che il peccato, il male e la morte distruggono. Ma vedere questi segni e credere contiene un’ambiguità che Nicodèmo si porta dentro. Anche lui, capo dei Giudei, cautamente aperto davanti a Gesù e al suo insegnamento, è consapevole che i segni operati da Gesù sono l’indicazione che Dio è con lui. Eppure allo stesso tempo con questo “sappiamo” sembra anche rivendicare, non solo da parte sua, ma anche da parte dei “Giudei” di cui è capo, il ruolo di chi può approvare, legittimare, e quindi anche ricondurre all’interno del proprio sistema religioso il “carisma” profetico di Gesù. Insomma vedere i segni di bene e di vita operati da Gesù e credere in lui non è ancora pienamente la “fede”. Può essere ancora tutto all’interno delle proprie attese e pretese religiose-politiche-sociali-esistenziali. Ecco allora la risposta di Gesù: per vedere il regno di Dio è necessario “essere generati daccapo” (con il duplice senso di: “di nuovo” e “dall’alto”)! Insomma: non basta aggiungere Gesù alla nostra vita, ai nostri convincimenti, alle nostre attese. Credere significa che tutto ricomincia da Lui. La reazione ironica di Nicodèmo assomiglia un po’ a quella di irrisione dei Giudei sulla riedificazione del tempio… ma forse qui c’è anche un senso di nostalgia, in questo Nicodèmo ormai vecchio, che si chiede come sia possibile ricominciare tutto daccapo rinascendo. Sì forse sarebbe bello buttarsi alle spalle tutto, compresi gli errori e le delusioni, e ripartire dall’inizio! Qualcuno prova pure a farlo, sparendo e facendosi una nuova vita chissà dove, o con tecniche di rebirthing, o magari semplicemente con una “nuova fiamma”… Ma Gesù parla di altro! Entrare nel regno di Dio, nel mondo nuovo di Dio, non è nelle possibilità degli uomini, è solo puro dono di Dio, azione del suo Spirito che ci rigenera! E’, come dicono i vangeli sinottici, “conversione”, cioè cambiamento profondo e complessivo della nostra mentalità, del nostro spirito più intimo, della nostra vita. E questo non possiamo farlo noi in noi stessi, solo Dio può operarlo in noi! “Ciò che è generato dalla carne è carne”, anche se lo ripetiamo all’infinito. L’umano genera l’umano, nulla più. Solo lo Spirito di Dio può generare spirito, può generare la partecipazione alla sua vita santa, splendente, nuova, incorruttibile, che vince la morte. Nel battesimo riceviamo questo Spirito e siamo rigenerati per una vita che non può essere incasellata in alcun modello umano! Lo Spirito di Dio è libero, come il vento di cui senti la voce, ma che non puoi imbrigliare: è libertà (2Cor 3,17)! E così è per Gesù, che non può essere messo dentro le umane categorie religiose di Nicodèmo e dei Giudei, e così è per “chiunque è generato dallo Spirito”. Incontrare Gesù è misurare tutta la nostra umana impossibilità davanti al regno di Dio, e allo stesso tempo aprirsi alla possibilità nuova del suo operare in noi, ad un lasciarsi generati d’accapo, ad attingere ad una fonte di vita nuova e partecipare alla vertiginosa libertà dello Spirito.