Collatio 19-8-2019

Giovanni 6,66-71

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

La crisi dunque, davanti alla parola di Gesù, non solo entra e attraversa il gruppo dei discepoli, ma per molti di loro trova il suo esito in una interruzione della sequela, in un tornare indietro, alle proprie cose, alla centralità dei propri sentimenti, agli orizzonti ristretti della propria vita, in una specie di rinuncia all’avventura di amore iniziata con Lui. Sì, certo, nessuno è “assicurato” da questa defezione, non i discepoli, e neppure i dodici, ai quali Gesù ricorda la assoluta libertà della fede e della sequela: “volete andarvene anche voi?”. Solo se riconosciamo l’intima “attrazione” che il Padre celeste esercita sul nostro cuore verso Gesù (v. 65), possiamo rinnovare il nostro quotidiano sì, il nostro fiducioso camminare con Lui, anche quando non capiamo, quando è difficile, quando abbiamo paura. Pietro risponde per i dodici, per quanti hanno fatto esperienza diretta e personale di Gesù e aiuta così anche noi a ritrovare sempre di nuovo le parole: “Signore da chi andremo? tu hai parole di vita eterna”. Pietro risponde a partire dalla sua esperienza, non a partire dalle sue convinzioni; e risponde ammettendo che nulla è più come prima, che stare con Gesù e ascoltare la sua parola ha cambiato la loro esistenza, ha aperto orizzonti sconfinati di vita, che ormai essi appartengono a Lui e che sanno bene che non potranno trovare altrove, da qualcun altro, “la grazia e la verità”, il dono di un amore e la luce di un senso, che hanno ricevuto dalla sua pienezza filiale (1,14.16). Pietro sa guardare alla loro esperienza con Gesù, sa raccontare che cosa è successo: hanno “creduto e conosciuto”, si sono aperti, fidandosi di Lui, alla conoscenza del suo mistero profondo, della sua origine e della sua intimità filiale con il Padre, come vera via della vita per il mondo. Sono stati testimoni della meraviglia di quei cinque pani d’orzo e due pesci che presi nelle mani di Gesù, benedetti da lui, spezzati e distribuiti, hanno saziato la folla, e dei pezzi avanzati hanno raccolto dodici ceste; hanno tremato di paura davanti al suo inarrestabile e sovrumano camminare sul mare in tempesta, ne hanno riconosciuto la misteriosa signoria e lo hanno accolto sulla barca. Pietro sa e i dodici sanno, proprio perché tanto più vicini e intimi a Lui, che Gesù è la presenza stessa della santità di Dio, e che ogni tentativo di “prenderlo” (v.15!), di farne un elemento dei propri progetti, è destinato a fallire. Certo Gesù sa bene che questa è l’esperienza alla quale Lui stesso ha ammesso i dodici: è lui che li ha scelti! Eppure questa roccia stabile che è la sua scelta, sulla quale i dodici sono “edificati”, deve essere anche da loro scelta, sempre, nuovamente. E tanto più intima è la relazione con Lui, quanto più grande è il senso di una santità che diventa, senza il libero affidarsi della fede, frustrazione spirituale, gelosia religiosa. Giuda, proprio perché “uno dei dodici”, proprio perché consapevole del mistero di santità di Gesù, del suo essere “imprendibile”, lo tradisce! Se non ti posso avere, non ti avrà nessuno! Tradisce perché si sente tradito da Gesù, tradito dalla sua “indisponibilità”, dal suo appartenere totalmente al Padre. Gesù è solo dono di amore, non può essere preso. Forse potremmo dire che Giuda ama Gesù, forse potemmo dire anche che, umanamente, è il discepolo che lo ama di più! Ma come vedremo nell’ora suprema, il discepolo sotto la croce non è quello che ama Gesù, ma il discepolo che Gesù ama, che accoglie il dono del suo amore, che accetta di non poterlo prendere, ma di appartenere, irrevocabilmente, a Lui.