Collatio 27-8-2019

Giovanni 7,37-39

Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».

Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

Siamo al culmine della festa, nell’ultimo solenne giorno della settimana delle Capanne,
Durante tutta la settimana della festa delle Capanne il sacerdote, ogni giorno, ha recato all’altare del tempio l’acqua attinta alla fonte di Sìloe, l’acqua che è simbolo della vita donata da Dio al suo popolo nell’alleanza e nel dono della legge (cfr. Is 55,1-11; 12,3; legge che in questa festa viene proclamata solennemente cfr. Dt 31,9-13) e che dal tempio giungerà a fecondare tutta la terra (Zc 14,8-9; Ez 47,1-12). Al culmine della festa, nell’ultimo solenne giorno della settimana, nel quale il sacerdote ripete per sette volte il rito dell’acqua, Gesù, ritto nel tempio, proclama che finalmente l’attesa è compiuta, e in Lui tutti possono trovare quell’acqua di vita cui anelano. La forza con cui Gesù si pone al centro e grida il suo appello esprime tutta la pienezza di dono chi lo abita: egli sente, in quanto “Figlio unigenito che viene dal Padre”, di avere tanto da dare a tutti, di essere così pieno di amore e di luce, “di grazia e di verità” (1,14) che tutti possono venire a Lui e ricevere da Lui ciò di cui hanno bisogno; “chi ha sete venga a me e beva!”, “dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (1,16). Se qualcuno, come Lui, ha sete, cioè desidera compiere la volontà di Dio e in essa trovare vera vita, troverà in Lui ciò che cerca, troverà un bene inesauribile di amore, di senso, di comunione, di luce. A Gesù “scoppia il cuore”; per questo grida: ha l’anima traboccante della consolazione del Padre e sente che questo è un bene e un dono per tutti, per tutti gli assetati, per tutti i cercatori di Dio. Vive così intensamente questi giorni della festa, la celebrazione dell’alleanza e della legge, da comprendere il senso di tutta l’attesa del suo popolo nella sua relazione con il Padre. Il suo grido non è solo un appello, un invito rivolto a tutti; è anche una supplica perché il suo dono diventi pieno e definitivo. A Gesù non basta donarci la vita. Vuole che viviamo la sua stessa condizione filiale, perché anche noi come Lui sperimentiamo, dal nostro intimo, lo sgorgare della sorgente zampillante della vita, anzi fiumi abbondanti! Non vuole solo dissetarci, ma rendere noi stessi fonte di vita; lo aveva già detto alla donna samaritana: “chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna!” (4,14). E così ora ripete “chi crede in me, come dice la Scrittura, dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva”. Vedete, non c’è nulla di paternalistico in questo invito di Gesù ad andare a Lui: non ci vuole lasciare bambini, che possono solo ricevere, passivamente. Vuole che viviamo anche noi, come Lui, quella pienezza di gioia traboccante nell’amore che è la vita filiale, di chi riconosce un Padre nei cieli, e gli altri come fratelli per i quali dare la vita. Il commento dell’evangelista ci porta al compiersi di questa parola di Gesù nell’ora della glorificazione: sulla croce Gesù porterà a compimento la sua vita nell’amore dando se stesso, consegnando il suo Spirito filiale perché tutti coloro che credono in Lui possano riceverlo e vivere di esso. Lo sappiamo anche nelle nostre relazioni: finché abbiamo accanto persone piene di bellezza riceviamo tanto da loro, ma, quando ci vengono a mancare, o ne diventiamo un po’ eredi e viviamo quella bellezza ricevuta in prima persona, o il dono è solo perduto; così per esempio accade ad Eliseo, per la sua tenacia e la sua fede, nel suo rapporto con il profeta Elia (2Re 2,1-18). Anche Gesù, come un vaso pieno, ha fatto traboccare verso tutti, durante la sua vita, il suo amore e la sua luce, ma solo morendo sulla croce il vaso è spezzato e il suo dono è totale (Mc 14,3!): Egli consegna il suo stesso Spirito, perché non solo possiamo ricevere vita da Lui, ma vivere anche noi la sua stessa vita in pienezza.