Collatio 26-8-2019

Giovanni 7,32-36

I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo.

Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? Che discorso è quello che ha fatto: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, e: “Dove sono io, voi non potete venire”?».

Dopo i “fratelli”, i Giudei, la folla e alcuni “abitanti di Gerusalemme”, fanno ora la loro comparsa alla festa i farisei (che avevamo già incontrato in 1,24 e in 4,1) e i sommi sacerdoti (per la prima volta): il vangelo ci descrive come i farisei, preoccupati per le timide voci favorevoli a Gesù da parte della gente, coinvolgano i sommi sacerdoti nell’organizzazione di un’azione più decisa (rispetto al v. 30), attraverso le guardie del tempio, per la catturarlo. Gesù risponde a questi tentativi di fermarlo con una frase enigmatica e provocatoria; sembra che i suoi avversari non debbano preoccuparsi, dal momento che, egli dice “ancora per poco tempo sono con voi”, infatti la sua missione sta ormai per concludersi con un ritorno a colui che lo ha mandato. D’altra parte questa imminente partenza non fermerà la loro ricerca, divenuta ormai una vera ossessione, ma la renderà definitivamente impossibile: “dove sono io voi non potete venire”. Fin dall’inizio di questo capitolo ci siamo accorti di come Gesù “giochi a nascondino” con i suoi interlocutori: ai fratelli aveva detto che non sarebbe andato alla festa, per poi, subito dopo la loro partenza, andarci effettivamente, ma di nascosto; dopo tre giorni aveva cominciato a rivelarsi insegnando pubblicamente, e anche gridando, nel tempio, ma nessuno aveva potuto mettere le mani su di lui. Sembra qui che nulla con Lui possa essere scontato: egli si dona ma non lo si prende, è presente ma nascosto, si rivela ma sfugge, è inviato ma per breve tempo, lo si cerca ma non lo si trova. Eccoli di nuovo i Giudei, onnipresenti, che ascoltano e commentano tra loro le parole di Gesù, cercando un senso a quello che non comprendono: “Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo?”. Continuano a non rivolgersi a Lui direttamente, e a non nominarlo, eppure non pensano che a Lui, come in una specie di attrazione fatale, di assillo, di ossessione, in un tentativo di prenderlo, di capirlo, di possederlo, di ridurlo alla loro comprensione, agli orizzonti del loro mondo; per questo è ancora più imbarazzante e insopportabile per loro questo riferimento di Gesù al suo tempo breve, al suo andarsene, al suo essere libero, imprendibile. Si immaginano addirittura una “missione all’estero” di Gesù, per insegnare ai pagani presso i quali la diaspora ha disseminato varie comunità di Israeliti (per esempio, una su tutte, ad Alessandria di Egitto). Le loro parole risuonano come un’involontaria profezia dell’annuncio del vangelo a tutti i popoli dopo la Pasqua di Gesù, come compimento delle profezie (cfr. Is 42,1-7; 49,5-6). Ma forse quel che impressiona di più, nelle domande assillanti che i Giudei rivolgono a sé stessi, è la totale mancanza di un riferimento a quell’unica parola di Gesù che può illuminarli: “vado da colui che mi ha mandato”. Gesù glielo aveva detto dove andava! Ma non capiscono Gesù perché non sono in grado di cogliere questo suo intimo orientamento al Padre, il suo essere rivolto al Padre, anzi il suo essere costantemente “nel seno del Padre” (1,18): “dove io sono, voi non potete venire”. E, certo, non possono “venire” perché non sono aperti a Dio, non si lasciano istruire e attirare da lui, ma valutano tutto, anche Gesù, a partire da una visione puramente mondana, orizzontale, “politica”. Ci facciamo a volte tante domande inutili, e ci arrovelliamo, ci perdiamo in enigmi insolubili su noi stessi e sugli altri, e non riusciamo nemmeno a cogliere la luce che ci viene offerta, forse semplicemente perché non ci apriamo alla presenza di Dio nella nostra vita, non ci orientiamo a Lui; senza questa apertura della fede davvero tutto, Gesù stesso e le sue parole, si trasformano in un groviglio inestricabile, in un maledetto quiz senza senso.