Collatio 30-8-2019

Giovanni 7,53-8,11

E ciascuno tornò a casa sua.
Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Il celebre brano della donna adultera, arrivato non si sa bene da dove, interrompe la sequenza narrativa, che riprenderà in 8,12. In questo modo si crea un “giorno dopo” che in realtà originariamente non c’è nel testo del Vangelo di Giovanni. In 8,12 la scena continua nello stesso giorno in cui si è ambientata la prima parte della interazione tra Gesù e gli altri soggetti nel tempio, il grande ultimo giorno della festa delle capanne, con relativi commenti e reazioni. Il racconto in questione è antico e appartiene alla prima chiesa, e pur essendo senza paternità letteraria è così caro alla chiesa che dopo qualche “giro” trova questa definitiva collocazione nel canone. Ed effettivamente, nonostante il linguaggio chiaramente non “giovanneo” (più simile a quello di Luca, tanto che ci sono codici dei vangeli nei quali appare nel vangelo di Luca…), comprendiamo l’opportunità di questa posizione: il clima teso tra Gesù e i Farisei, come è stato appena delineato nel racconto del Vangelo, prende il via dal suo insegnamento della Legge nel tempio (7,14-16) e la giornata (e il capitolo) si concluderà con un tentativo di lapidare Gesù stesso (8,59: la lapidazione è destinata agli adulteri e ai bestemmiatori!). Potremmo dire che l’episodio della donna adultera mette in scena in modo drammatico il punto di questo scontro e quindi in cosa consiste la pretesa di Gesù. Scribi e Farisei portano una donna sorpresa in adulterio davanti a Gesù, ma l’accusato è Lui e il suo insegnamento posto in conflitto con il comando di Mosè: “Mosè nella legge ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che cosa dici?”. Non c’è dapprima nessuna riposta, ma solo un gesto pieno di mistero: Gesù si china e scrive per terra. Gesù chinandosi ritira il suo sguardo perché qui non si tratta di Lui, ma di questa donna trascinata lì come pretesto, e quindi della responsabilità di ciascuno verso la Legge e verso la persona concreta lì presente davanti ai loro occhi. Il gesto non basta a spegnere le domande a Gesù. Per questo occorre che Gesù si alzi in piedi e parli loro, perché nel suo volto e nei suoi occhi, senza più nascondersi dietro la Legge, ciascuno scenda alla verità del proprio cuore: “chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Gesù guarda e invita a guardare, e a rispondere, oltre le semplificazioni e le ideologie, alla domanda posta dal “caso serio” della propria vita e della vita dei fratelli. Non ha altro da dire: “Chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno…”. Rimane Gesù solo e questa donna “là in mezzo”: non più però incastrata e usata come pretesto per accusare Gesù, ma per il dono di una relazione personale con Lui di perdono e di amore nella quale poter scrivere una storia nuova: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Sarà diverso forse ora continuare a leggere questo capitolo con il duro scontro tra Gesù e i suoi interlocutori; le sue parole risuoneranno dopo questo denso silenzio davanti ai suoi accusatori: un silenzio che forse Gesù impara proprio da questa donna, accusata, umiliata pubblicamente, che non si difende, che non accusa a sua volta (ma dov’è l’adultero…?), che vede sfilare via i suoi accusatori e che attende la parola ultima di Gesù sulla sua vita. Certo nei versetti che ci attendono Gesù non risparmierà nulla ai suoi avversari… ma al centro del suo cuore c’è questa donna peccatrice, davanti alla quale si è chinato e per la quale in silenzio ha cominciato e scrivere una storia nuova. Come per ciascuno di noi, se lasciamo cadere le nostre pietre pronte a colpire gli altri con il nostro giudizio e attendiamo da lui la parola del perdono e della vita.