Collatio 31-8-2019

Giovanni 8,12-20

Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Ai Farisei, che lo avevano evitato e si erano rifiutati di ascoltarlo (7,51-52), Gesù rivolge ora direttamente la parola, con un appello a credere in Lui, a ricevere luce, a seguirlo per avere vita: Lui stesso è luce, e in Lui possiamo riconoscere la presenza di Dio e aprire così gli occhi alla bellezza vera di ogni cosa, di se stessi, degli altri, del mondo. Siamo ancora nell’ultimo giorno solenne di quella settimana della festa delle Capanne durante la quale non solo ogni giorno è stata portata all’altare l’acqua dalla fonte di Sìloe (“Se qualcuno ha sete, venga a me e beva…!” 7,37), ma due enormi candelabri sempre accesi nel cortile del tempio (detto “delle donne”) hanno irradiato giorno e notte la loro luce su tutta la città, segno della luce di Dio e della sua Legge che attraverso Gerusalemme giungerà ad illuminare le genti (Is 42,6; 49,6): “Io sono la luce del mondo! chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita”. È chiara, in questo contesto, la pretesa di Gesù, ma anche l’offerta di salvezza e di bene rivolta ai Farisei stessi. Ma i Farisei, interpellati direttamente da Gesù, giungono allo scontro aperto, e lo accusano di costruire da sé una identità per ciò stesso falsa. La risposta di Gesù apre di nuovo al mistero intimo della sua persona e della sua relazione con il Padre: è questa la sua luce! Ed è la luce “relazionale” che illumina pienamente la sua consapevolezza di sé, delle sue origini, della sua missione e del suo fine. Gesù sa di venire dal Padre, sa di essere diretto verso il Padre, e di vivere ogni attimo del suo cammino in comunione con il Padre: “io so da dove vengo e dove vado… non solo solo, ma io e il Padre che mi ha mandato”; questa è la verità della sua testimonianza. E per questo in Lui anche noi possiamo trovare questa stessa luce, la luce di una vita filiale, che ci permette di non camminare più nelle tenebre: sono le tenebre di quando non ci ricordiamo di venire da Dio, ed affermiamo noi stessi, ci riteniamo unici artefici della nostra vita, ci dimentichiamo “di avere l’ombelico”, del nostro “venire da”; sono le tenebre di quando la nostra unica meta è la realizzazione di noi stessi e dei nostri progetti, e non concepiamo più la nostra vita come un cammino verso Dio, verso il Padre celeste, come stranieri e pellegrini in questo mondo; sono le tenebre della nostra solitudine, del nostro pensarci “senza l’altro”, del nostro isolamento orgoglioso, stizzito, triste, vanaglorioso, autoreferenziale. Da queste tenebre ci salva Gesù, facendo splendere la luce della sua esistenza interamente filiale e introducendoci in quella stessa luce, cioè nella conoscenza del Padre celeste, in un cammino che conduce alla vita. “Dov’è tuo padre?” è l’ultima, oltraggiosa domanda dei Farisei che esprime tutta la tenebra della chiusura, tra l’irrisione (non sei un figlio illegittimo…?) e la manifestazione dell’ateismo religioso, con le parole che la Scrittura attribuisce agli empi che non riconoscono la presenza di Dio (Sal 14 e 53), e questo proprio nel tempio, nella camera interna del tesoro. “In Lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta… veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto. A quanto però l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio… E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che è nel seno del Padre, pieno di grazie e di verità” (1,4-14).