Collatio 02-09-2019

Giovanni 8,21-30

Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».

E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
A queste sue parole, molti credettero in lui.

Per la seconda volta (come in 7,33-36) Gesù pronuncia una parola enigmatica sul suo percorso futuro, per il quale si renderà irrintracciabile da parte di quanti lo cercano, bloccati come sono in una esistenza chiusa nel peccato e incapace di aprirsi al “dove” della direzione di Gesù: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”. Ed ecco, anche qui, il commento dei “Giudei”, che riappaiono ora (li avevamo lasciati appunto in 7,36) e che fin da 7,11 erano alla sua ricerca, con una nuova interpretazione delle parole di Gesù: “vuole forse uccidersi?”. L’ipotesi che si fanno è probabilmente quella del gesto estremo ed eroico del suicidio religioso che, dai tempi dei Maccabei (1Mac 6,42-46; 2Mac 14,37-42), esprime il rifiuto nazionalistico di sottostare al dominio dei pagani occupanti. Ma Gesù continua manifestando tutta la distanza, anzi la radicale incompatibilità tra la sua missione dall’alto e questa mentalità mondana e violenta: sì certo Gesù sta effettivamente parlando della sua morte, ma non di una morte auto-inflitta in una pur nobile ed eroica testimonianza di fedeltà alla legge, in nome di una liberazione politica della nazione contro i pagani. E questo fraintendimento, questa incomprensione è insanabile, fintanto che i Giudei non si aprono nella fede ad un altro sguardo, ad un’altra prospettiva, che faccia loro riconoscere in Gesù la presenza nuova, santa, misericordiosa di Dio come Padre. Ed ecco qui finalmente i Giudei per la prima volta si rivolgono direttamente a Gesù, con una domanda che sintetizza l’intero vangelo: “tu chi sei?”. Sarà in virtù di questa domanda che, alla fine di questa pericope, “molti credettero in lui”. La risposta di Gesù (si potrebbe tradurre: “Ciò di cui vi parlo fin dall’inizio”) è prima di tutto un riferimento a ciò che già ha detto loro fin dal primo momento del loro incontrarsi (cfr. 2,16.19): sono il “Figlio unigenito che viene dal Padre” (1,14) che non viene per compiere un suo giudizio o affermare un suo punto di vista, ma per consegnare fedelmente lo sguardo di amore del Padre al mondo. Ma l’incomprensione dei Giudei consiste proprio nel giudicare Gesù umanamente, “da quaggiù… da questo mondo”, e non accogliere la sua relazione con il Padre, anzi non poter intendere, proprio a motivo del loro ragionare mondano, una dimensione superiore, di cui Gesù è testimone: “non capirono che egli parlava loro del Padre”. Ma ci sarà un tempo di chiarimento, dove ogni fraintendimento verrà meno, dove ogni incomprensione lascerà il posto alla limpida conoscenza della persona di Gesù: “quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono”; il tempo di una manifestazione chiara della sua gloria: i Giudei immaginano un momento di glorificazione mondana, di insediamento regale e di riconoscimento del suo potere, e infatti “molti credettero in Lui”. Gesù si riferisce a quel superamento di ogni inganno che sarà la croce: lì lo innalzeranno, dove la sua gloria sarà spogliata di ogni dimensione mondana del potere e rimarrà, nuda, la semplice obbedienza d’amore del Figlio, che vince la solitudine e sperimenta la fedeltà e la comunione con il Padre donandosi ai fratelli.