Collatio 15-11-2019

Giovanni 19,16b-22

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo.

Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

Alla consegna per la crocifissione da parte di Pilato corrisponde un non meglio precisato “presero Gesù”. Ma, come nel giardino della cattura avevamo letto che Gesù, “sapendo tutto quello che doveva accadergli, uscì” (18,4) e dopo la flagellazione “uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora” (19, 5), anche ora è Gesù il soggetto di questo andare: “egli, portando la croce, uscì (tradotto con” si avviò”) verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota”. La tradizione identifica questo luogo come la sepoltura di Adamo. Tutta l’umanità è raggiunta dal consegnarsi di Gesù, crocifisso “nel mezzo” di altri due, solidale fino in fondo ad ogni uomo inchiodato alla croce: “ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori” (Is 53, 12).Tutte le Scritture profetiche trovano il loro compimento nel dono fino alla morte di Gesù. Ma qui prima ancora è l’attestazione del governatore romano a indicare, anche con le lingue profane dell’impero, l’identità messianica e regale di Gesù. A nulla valgono le proteste dei capi dei sacerdoti… : la regalità di Gesù non fu una sua rivendicazione, ma il capo d’accusa e la motivazione della sua condanna, che ora diviene, al di là delle intenzioni, consegna al mondo della speranza nuova dell’amore di Dio, oltre ogni peccato, ingiustizia, violenza. La scrittura imperiale sulla croce rimane, incancellabile e leggibile da tutti, il sigillo profano sul compimento delle promesse fatte a Israele per tutti i popoli.