Collatio 14-11-2019

Giovanni 19,13-16a

Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.

Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Alle insinuazioni dei Giudei sulla sua lealtà a Cesare, Pilato, preso nel mezzo tra la paura della ritorsione degli dei (per la quale vorrebbe liberare Gesù) e quella della ritorsione dell’imperatore (che ora i Giudei gli paventano) risponde cercando, ancora una volta, di sdrammatizzare (anche a se stesso!) la pretesa di Gesù, ridicolizzandola pubblicamente: il luogo è, sempre all’esterno del pretorio, il solenne pavimento lastricato (questo signica “Litòstroto”) su cui si erge il seggio tribunalizio di Pilato. È qui che viene condotto Gesù e addirittura (così qualcuno traduce autorevolmente) fatto sedere come giudice (in modo derisorio, ma ancora una volta profetico). La notazione di tempo (il mezzogiorno della Parasceve, cioè della vigilia di Pasqua) sembra un suggestivo riferimento proprio al momento nel quale, nel tempio, si cominciano ad immolare gli agnelli per la Pasqua. E qui è Gesù, nel momento in cui è condannato, a rivelarsi come “l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo” (1,29) per la vera liberazione pasquale. “Ecco il vostro re!”: l’espressione sprezzante di Pilato, che tenta “in corner” di mettere in difficoltà i Giudei, ovviamente gli si ritorce contro. La pretesa gridata dei Giudei di togliere dalla loro vista Gesù e di crocifiggerlo, alla estrema domanda di Pilato (“metterò in croce il vostro re?”), diventa una esplicita negazione della regalità di Dio e della stessa identità nazionale: “Non abbiamo altro re che Cesare!”. Così, nel punto più esasperato del dramma, la condanna di Gesù corrisponde al tragico fallimento degli attori in gioco, che per giungere alla sentenza di morte rinnegano se stessi: Pilato tradendo la giustizia, i Giudei tradendo la loro fede. Nel parossismo degli eventi, la difesa e il tentativo di affermazione del proprio potere da parte dei Giudei e di Pilato, diventano il luogo della loro definitiva sconfitta. L’unico a uscirne davvero vincitore è il condannato, Gesù, il cui potere, che è una cosa sola con il potere del Padre, è solo quello di dare vita e salvezza al mondo.